ECONOMIA

La Fed si dice pronta a tutto. Ma ai mercati non basta

Tassi invariati. Scherrmann (Dws): “Ci ha fornito ciò che ci aspettavamo, non ciò che stavamo cercando”

Powell non tocca i tassi ma è pronto ad usare tutti gli strumenti a sua disposizione per sostenere l’economia, pronto ad agire in modo “forte” e “aggressivo”. La decisione della Fed rispetta le attese degli analisti e prova a rassicurare i mercati sulla disponibilità della banca centrale. Il costo del denaro resta dunque invariato in una forchetta fra lo 0 e lo 0,25% e resterà tale fino a che l’istituto centrale non avrà fiducia che l’economia avrà superato il coronavirus.

“La Fed è impegnata a usare tutti i suoi strumenti per sostenere l’economia americana in questo periodo”, si legge nella nota diffusa al termine della due giorni di riunione. Il coronavirus sta causando difficoltà negli Stati Uniti e nel resto del mondo. Il virus e le misure prese per tutelare la salute pubblica hanno causato forti cali dell’attività economica e un aumento dei posti di lavoro persi”, mette in evidenza la banca centrale. “La crisi sanitaria attuale peserà pesantemente sull’attività economica, l’occupazione e l’inflazione nel breve termine e pone considerevoli rischi all’outlook economico nel medio termine.

Powell ha anche sottolineato come le misure messe in campo per contenere il coronavirus hanno fermato gli Stati Uniti, con “severi effetti sull’economia”: il prossimo dato sul mercato del lavoro dovrebbe mostrare un tasso di disoccupazione a doppia cifra rispetto ai minimi degli ultimi 50 anni degli ultimi mesi. Nel secondo trimestre il calo dell’attività economica dovrebbe essere a una velocità senza precedenti, avvertono i tecnici dell’istituto.

La Fed continuerà quindi ad agire in modo “forte” e “aggressivo” a sostegno dell’economia, ma può essere solo parte della risposta all’emergenza: molto è nelle mani della politica di bilancio. “Per anni ho predicato la necessità di mettere il debito su una traiettoria sostenibile. Questo non è il momento di preoccuparsi per il debito pubblico”, conclude il presidente rivolgendosi al Congresso e precisando che non è il momento di far sì che il debito sia un ostacolo alla battaglia contro il coronavirus.

“La dichiarazione del Federal Open Market Committee di aprile ci ha fornito ciò che ci aspettavamo, ma non ciò che stavamo cercando – commenta Christian Scherrmann, economista statunitense di Dws -. Mentre ovviamente ci aspettavamo che i tassi rimanessero vicini allo zero fino al ripristino della massima occupazione e della stabilità dei prezzi e che il Tesoro e Mbs continuassero ad acquistare come necessario per sostenere l’economia, ci sono state meno informazioni su aspetti come quanta intenzione abbiano di acquistare e a quale ritmo”.

“Per quanto riguarda il quantitative easing, il tono si è in qualche modo spostato dalla semplice garanzia del funzionamento del mercato al sostegno delle condizioni finanziarie; un accenno al fatto che la Fed intende mantenere questo strumento per un bel po’ di tempo – prosegue -. E sembra anche che la Fed differenzi le modalità di sostegno all’economia: mentre il Main Street Lending Program, rivolto alle piccole e medie imprese, partirà a breve, è stata data l’indicazione che altri strumenti potrebbero essere avviati nel corso dell’anno. In linea con questo, il sostegno del Congresso è stato accolto con favore”.

Quindi Scherrmann si aspetta che la politica monetaria continui ad essere aggressiva fintanto che il virus manterrà l’economia in sospeso e, molto probabilmente, anche oltre. “La Fed agirà come ritiene opportuno e risponderà in modo flessibile. O, per dirla con Powell: ‘Non è solo per i prestiti che facciamo, noi costruiamo la fiducia nel mercato’. Osserviamo infine che la prossima tornata delle Staff Economic Projections è prevista per giugno”, conclude.

Simile il commento James McCann, senior global economist di Aberdeen Standard Investments: “Non c’è stato niente di nuovo nell’annuncio della Fed che sta mettendo in evidenza tutto il lavoro che sta facendo per sostenere l’economia, promettendo di fare di più se necessario. È ragionevole che la Fed si prenda una breve pausa per valutare l’impatto di ciò che ha già fatto. Ma non può permettersi di riposare sugli allori”.                                                                            

“Attualmente la Fed sta essenzialmente spingendo più forte sulle stesse vecchie leve. Sappiamo però dalla crisi finanziaria che queste leve non sono sufficienti a determinare la crescita sostenibile, l’inflazione e i tassi più alti che tutti vogliono – prosegue -. La Fed deve essere più audace. Il suo primo passo dovrebbe essere quello di aumentare l’ampiezza e la portata delle sue misure di allentamento del credito per assicurare che la liquidità fluisca verso quei settori dell’economia che stanno affrontando una crisi”.

McCann conclude che Powell ha anche bisogno di innovare e le misure di helicopter money dovrebbero essere messe sul tavolo. “Quelle attuali infatti non possono essere inquadrate in questa cornice, perché le misure proposte per finanziare gli sforzi fiscali non sono permanenti. Questa è una differenza cruciale – sottolinea -. Rendendendole permanenti, la Fed potrebbe dare un forte impulso alla crescita e all’inflazione, che è improbabile che possa verificarsi se ci si limita ad attenersi agli stessi vecchi strumenti. Se fatto correttamente, la Fed può evitare di perdere l’indipendenza che teme possa venire meno con l’helicopter money. Ma il primo passo è accettare la necessità di cambiare, ed è qui che iniziano i problemi della Fed”.