ECONOMIA

La Fed fa il bis: tassi giù e Qe. Operatori divisi

Nuovo intervento straordinario di Powell, stavolta di concerto con le altre banche centrali. Trump esulta. Ma gestori ora guardano ai governi

Tassi a zero e massiccio acquisti di titoli. Nuova mossa a sorpresa della Fed, che solo dieci giorni fa aveva già tagliato il costo del denaro di mezzo punto come misura d’emergenza per contrastare gli effetti della pandemia da coronavirus. Stavolta Jerome Powell ha annunciato una seconda sforbiciata di mezzo punto, portando così i tassi di interesse nella fascia 0-0,25%, minimo storico che non si vedeva dai tempi del crac di Lehman Brother, e un robusto programma di Quantitative easing da 700 miliardi di dollari al fine di pompare liquidità nel sistema finanziario ed economico. In particolare, la banca Usa ha spiegato che “nel corso dei prossimi mesi” acquisterà 500 miliardi di dollari di buoni del Tesoro e 200 miliardi di titoli ipotecari.

Mentre incassava il plauso del presidente Usa, Donald Trump, (“Un grande passo”), Powell ha anche sottolineato do essere “pronto a usare il potenziale completo dei suoi strumenti per sostenere il flusso di credito per le famiglie e le imprese e per rafforzare i suoi obiettivi sull’occupazione e la stabilità dei prezzi”.

Non solo. Questa volta c’è di più anche l’azione concertata: “In queste ore c’è un’azione coordinata delle Banche centrali mondiali (Bce, Bank of Japan, Bank of England, Banca centrale svizzera e Banca del Canada) per assicurare liquidità a sostegno dell’economia minacciata dall’emergenza coronavirus”, si legge nel comunicato Fed.

Ma gli addetti ai lavori sono discordi sul giudizio in merito al nuovo intervento. Pesano le nefaste conseguenze che la pandemia porterà con sé e le previsioni nefaste sulla crescita globale. A cominciare da quella diffusa da Goldman Sachs prevede una forte contrazione del Pil Usa, dello 0% nel primo trimestre (da +0,7%), e del -5% nel secondo trimestre. L’economia ripartirà poi con il +3% nel III trimestre (da +1%), e +4% nel IV trimestre, “con ulteriori forti guadagni all’inizio del 2021”, ma il bilancio del 2020 sarà di un misero +0,4%. La contrazione si verificherà per tutto il mese di aprile: “La nostra ipotesi di base è che l’attività inizierà a riprendersi dopo aprile e che il secondo trimestre vedrà una forte crescita sequenziale”. “Questo porta la nostra previsione del Pin per il 2020 a +0,4%(dall’1,2%). L’incertezza intorno a tutti questi numeri “è molto ampia”. 

“La Banca centrale americana tiene conto delle criticità esistenti e future legate al coronavirus – commenta Philippe Waechter, chief economist di Ostrum Asset Management -. Il suo scopo è creare un ambiente in grado di assicurare l’efficiente funzionamento dei mercati di finanziamento dell’economia statunitense con il calo dei tassi e l’aumento già osservato delle dimensioni dei repo. Intende anche permettere al credito interno di continuare a funzionare e riavviare in maniera ufficiale il meccanismo di Quantitative Easing. Infine, gli accordi di swap dovrebbero consentire di limitare eventuali blocchi di finanziamenti al commercio mondiale, per non tornare a una situazione simile a quella del 2008, quando il commercio mondiale aveva subito una forte contrazione per mancanza di finanziamenti”.

Secondo Waechter , che si aspettava 50 punti base prima dell’incontro di martedì e mercoledì, la Fed ha adottato mosse più radicali a causa dello stato di allerta della Casa Bianca. “Così come ora in Europa, tocca alla politica fiscale limitare i rischi ed assumersi la responsabilità del calo di attività che si sta profilando negli Stati Uniti. La probabilità che gli Stati Uniti sfuggano a una recessione è ora limitata”, conclude.

Per Vincent Chaigneau, head of research di Generali Investments, la preoccupazione è che, visto l’elevato indebitamento, la brusca frenata dell’economia possa fortemente impattare sulle imprese, piccole e grandi. “La Fed ha fatto molto per affrontare il crescente stress finanziario, ma ci sono cose che non hanno fatto o non potevano fare” evidenzia, spiegando di vedere due tipi di interruttori.

Il primo è che le banche centrali offrono liquidità, ma le banche commerciali non presteranno a meno che non ottengano garanzie governative per il rischio default. Il secondo sono acquisti di attività rischiose (obbligazioni societarie o azioni) che richiederebbero un cambiamento nel Federal Reserve Act, o garanzie dal Dipartimento del Tesoro. “I nostri occhi sono puntati al mercato del credito poiché i rimborsi potrebbero mettere a rischio la liquidità dei fondi. I fondi di debito investment grade, high yield e sui mercati emergenti hanno registrato i deflussi più grandi di sempre la scorsa settimana ($ 34,1 miliardi); un record di $ 136,9 miliardi indirizzati verso pura liquidità”, avverte.

Positivo il giudizio di Sonal Desai, cio Franklin Templeton Fixed Income, secondo cui si tratta di uno shock temporaneo. “Le misure annunciate oggi dalla Fed, e le misure fiscali in esame, aiuteranno le imprese a rimanere aperte e ridurranno il numero di licenziamenti – sostiene -. Le persone che, grazie alla Fed o al governo, mantengono il loro lavoro o hanno più denaro in tasca grazie alla politica fiscale, non andranno ancora al centro commerciale, ma faranno acquisti online, ordineranno cibo per la consegna a domicilio, non annulleranno i loro telefoni cellulari. Tutto ciò ha un effetto positivo sulla spesa odierna e durante il periodo di contagio”.

Una volta che il contagio è contenuto e l’estrema distanza sociale si interrompe, si spera entro 4-6 settimane, secondo Desai la ripresa economica sarà più rapida e più forte se più aziende saranno state in grado di rimanere aperte e più persone hanno mantenuto il loro lavoro nel peggiore dei casi.