ECONOMIA, Highlight

Il virus uccide sul nascere l’accelerazione degli Usa

“La pressione sui margini potrebbe allentarsi, ma i profitti delle aziende Usa restano vulnerabili”. L’analisi di ClearBridge Investments

Rispunta all’orizzonte l’ipotesi di una recessione per gli Usa. “Lo scoppio della guerra sul prezzo del petrolio in seno all’Opec+ rappresenta uno dei tre peggiori shock possibili per i mercati già colpiti dal coronavirus (gli altri due sarebbero un ipotetico blocco di alcuni settori dell’economia statunitense e una seconda ondata di contagi proveniente dalla Cina). Se la situazione economica continuerà a peggiorare, ci aspettiamo che nel prossimo meeting di marzo la Fed abbasserà i tassi di altri 50 punti base”, spiega Jeffrey Schulze, director e investment strategist di ClearBridge Investments (affiliata Legg Mason).

Le probabilità di una recessione Usa sono aumentate per la combinazione di diversi fattori, secondo Schulze, tra cui: un calo nella produzione di shale oil; lo shutdown di Boeing; un calo nella fiducia di consumatori e imprese a causa del virus, che si è tradotto in una riduzione della spesa; i margini di profitto aziendali, già stressati da un mercato del lavoro molto ristretto a dalle problematiche relative ai dazi.

“La nostra matrice sul rischio recessione continua a indicare un segnale giallo (cautela), e crediamo il mercato sarà anche più pessimista fino a quando non saranno chiari il decorso dell’epidemia e la reazione a questa da parte degli Usa – avverte l’esperto -. La nostra matrice aveva registrato un trend positivo negli ultimi mesi e, nelle ultime settimane, il segnale complessivo era in procinto di passare da giallo a verde, ossia a un ritorno all’espansione economica. L’indice Ism New Orders è passato da rosso (recessione) a giallo nell’ultimo mese, grazie anche all’accordo commerciale, e altre variabili, come la crescita dei salari e le concessioni edilizie, hanno registrato dei miglioramenti pur non cambiando il colore del loro segnale”.

Due indicatori, segnala Schulze, sono addirittura passati da giallo a verde: l’offerta di moneta e le commodity. “L’espansione del bilancio della Federal Reserve ha contribuito infatti all’incremento dell’offerta di moneta, e il settore delle commodity ha tratto beneficio dalla caduta del prezzo del petrolio e dei trend positivi registrati dai prezzi nel segmento chimico e del legname, mentre gli input industriali come il rame e l’acciaio sono rimasti stabili”, chiarisce.

Tuttavia, non appena si è iniziata a capire la gravità dell’epidemia nelle recenti settimane, la dashboard ha iniziato a mostrare i primi sintomi di deterioramento e il segnale generale resta giallo, in zona ‘cautela’. “Tre indicatori hanno registrato dei peggioramenti, ma non tanto da cambiare il proprio segnale – avverte l’esperto -: l’Ism New Orders, gli spread creditizi e la curva dei rendimenti. Nonostante il miglioramento di commodities e offerta di moneta, sono state le variazioni di due indicatori non legati al virus che hanno mantenuto ‘giallo’ il segnale complessivo: i margini di profitto delle aziende e il sentiment del mercato del lavoro. Anche se il miglioramento di commodity e salari dovrebbe allentare la pressione sui margini nel corso del tempo, in questo momento i profitti delle aziende restano vulnerabili”.