ECONOMIA, Highlight

Il Superbonus 110% fa bene anche alle “caldaie”

Il settore potrebbe ricevere una forte spinta dalla riqualificazione energetica degli edifici e degli impianti di riscaldamento esistenti, obsoleti e poco efficienti. De’ Stefani (Sit): “Gli effetti si vedranno nel 2021”

Dalla conversione in legge del DL Rilancio potrebbe arrivare una spinta importante al tessuto industriale italiano. Per effetto soprattutto dell’Ecobonus e sima bonus del 110%, che prevede una detrazione del 110% delle spese sostenute (a partire dall’1 luglio 2020 e fino al 31 dicembre 2021) per gli interventi finalizzati a migliorare l’efficienza energetica degli edifici e a ridurre il rischio sismico (per le case di edilizia popolare, il superbonus è stato esteso fino al 30 giugno 2022).

Diversi le aziende che potrebbero trarre beneficio dal superbonus, tra cui anche quelle che vendono componenti per caldaie a gas e sistemi ibridi con pompa di calore. Come per esempio, “Sit”, multinazionale con sede a Padova.

Gli incentivi previsti dal bonus 110%, infatti, copre anche la caldaia a condensazione su tutte le tipologie di abitazione, rappresentando un’importante opportunità nel rimettere in moto il mercato. Dall’osservatorio di settore di Sit, il superbonus darà una forte spinta alla riqualificazione energetica degli edifici e degli impianti di riscaldamento esistenti, obsoleti e poco efficienti, in linea con gli obiettivi della Commissione Europea (Renovation Wave Initiative), di Ehi (European Heating Industry) e Assotermica per l’efficientamento energetico del settore dell’heating (riscaldamento).

La Commissione Europea ha inoltre aperto una consultazione pubblica per accelerare la ristrutturazione degli edifici. L’iniziativa, chiamata Renovation Wave, è una priorità all’interno nell’agenda del Green Deal, con l’obiettivo di migliorare la classe energetica degli immobili e di conseguenza supportare la decarbonizzazione degli edifici esistenti. Le ambizioni sono alte: si parla di fornire sostegno regolamentare e finanziario per arrivare almeno a raddoppiare il tasso di ristrutturazioni annuali degli esistenti edifici. La Commissione ha annunciato la volontà di pubblicare in autunno una comunicazione strategica e un piano di azione con misure concrete per attuare una riqualificazione degli immobili più veloce ed efficace.

L’effetto per Sit? “Un prevedibile aumento di vendite di apparecchi di riscaldamento legati alle ristrutturazioni, sia come caldaie a gas sia in sistemi ibridi con pompa di calore, e di conseguenza per i componenti Sit in essi contenuti – risponde Federico de’ Stefani (in foto), presidente ed amministratore delegato di Sit, oltre che membro del board dell’European Heating Industry – Stimiamo che le tempistiche di approvazione ed applicazione concreta del superbonus negli edifici faranno vedere i loro effetti sulle vendite presumibilmente non prima del 2021”.

Negli edifici circa l’80% dei consumi è associato al riscaldamento e alla produzione di acqua calda sanitaria, pertanto l’incidenza in bolletta è elevatissima. Nell’Unione europe sono installate all’incirca 126 milioni di caldaie di cui circa il 60% risulta inefficiente, secondo i dati Harp (Assotermica).

È evidente, quindi, che il cambio della vecchia caldaia con una moderna può portare grandi benefici, sia per il singolo sia per la collettività, in termini di riduzione del fabbisogno energetico del nostro Paese e di riduzione delle emissioni. Gli stessi edifici producono il 36% delle emissioni di gas serra. Per portare un caso pratico basta considerare un appartamento di 100 metri quadri a Milano in classe G. Se volessimo riqualificare il vecchio impianto con caldaia convenzionale con un apparecchio ibrido, otterremo un risparmio di energia finale di circa il 50% e un taglio dei costi in bolletta di quasi il 40%; tutto questo senza considerare l’altro grande beneficio, che è la riduzione delle emissioni di ossidi di azoto in quantità superiori all’80 per cento. Con il superbonus, una famiglia che intende efficientare la propria abitazione non solo non spenderebbe nulla, ma se dovesse scegliere l’abbattimento in 5 anni vedrebbe un bonus del 10% rispetto al costo (non esborso) della ristrutturazione energetica effettuata.