ECONOMIA

I dati sulla Cina destabilizzano i mercati

Dopo gli accadimenti drammatici di questo burrascoso inizio d’anno sui mercati finanziari, non poteva che viversi con grande attesa la pubblicazione dei dati sulla Cina di questa notte (oltre al dato principe rappresentato dal Pil su base annuale sono stati comunicati i dati relativi a Pil trimestrale, vendite al dettaglio, produzione industriale e investimenti in Fixed Assets).

Ebbene, la totalità di questi ultimi si è rivelata inferiore al consensus, ad eccezione proprio del Pil annuale, che ha centrato il dato stimato del +6,8% (+6,9% quello precedente). Per l’ennesima volta, il dato sul Pil è straordinariamente in linea con le aspettative e ciò non può che incrementare i sospetti che i dati siano sempre più frutto di una matrice politica, con il fine di lanciare al mercato il messaggio secondo cui la crescita continua ad attestarsi attorno al 7%. Questo ragionamento è poi suffragato dal fatto che tutti gli altri dati sono risultati negativi rispetto alle stime. Il dato in sé è il più basso da 25 anni a questa parte, inferiore a quello precedente, e testimonia ulteriormente un clamoroso rallentamento dell’economia cinese, oltre a evidenziare che le misure intraprese da oltre 6 mesi a questa parte non si sono dimostrate efficaci. Pertanto, l’effetto sui mercati è stato piuttosto moderato – con i listini azionari che solo nell’immediato hanno accusato, per poi tornare a salire e a chiudere (ci riferiamo ai listini asiatici) in positivo. Nel comparto valutario, lo yen ed il franco svizzero hanno tirato il fiato. Potrebbe tuttavia trattarsi di una dinamica del tutto di breve termine, dal momento che sostanzialmente nulla è cambiato dal punto di vista della percezione del fatto che la seconda economia del mondo vive problemi di natura strutturale che torneranno a presentarsi e a destabilizzare il quadro economico globale e i mercati finanziari. 

Commento a cura di Davide Marone, analyst di FXCM Italia