ECONOMIA

Giappone, brutte sorprese prima dell’accordo con Trump

Per Mivelaz di Swissquote, l’esperimento del governo del Sol Levante è “molto delicato e dagli esiti incerti”. L’analisi

Gli ultimi eventi di questa settimana hanno ricevuto un’interpretazione largamente positiva che ha penalizzato i cosiddetti safe-haven. Lo yen chiude la settimana con la peggior perdita settimanale tra le monete del G10 e in particolare la peggiore degli ultimi sei mesi  contro il dollaro. Secondo Vincent Mivelaz, analista di Swissquote, si tratta tutto sommato di una buona notizia considerando che il Giappone è un’economia fortemente orientata alle esportazioni.

“Eppure – precisa -, i dati riguardanti gli scambi commerciali e l’inflazione sono destinati a deludere le aspettative la prossima settimana, in quanto l’amministrazione giapponese sembra puntare soprattutto a soddisfare il Presidente Trump elargendo grandi concessioni senza avere ancora ricevuto alcuna garanzia in cambio. Oltre a ciò, anche il tempo parrebbe giocare contro poiché entrambi i leader dovrebbero incontrarsi  durante l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il prossimo martedì a New York anche se negoziati veri e propri sono  appena stati abbozzati”.

“Anche senza considerare il recente calo degli ordini di macchinari a luglio (-6,60%) e i prezzi alla produzione di agosto (-0,90%, i più bassi da dicembre 2016 a causa della diminuzione dei prezzi delle materi prime, specie il petrolio), crediamo che anche i prossimi dati relativi al commercio e all’inflazione di agosto potrebbero presentare qualche brutta sorpresa”, evidenzia Mivelaz. Secondo le previsioni, infatti, mentre esportazioni e importazioni potrebbero calare del 10 e dell’11% (che costituirebbe il dato peggiore da ottobre 2016), i prezzi al consumo dovrebbero attestarsi intorno allo 0,30% e allo 0,50%,mantenendo vive le pressioni sulla Bank of Japan in vista del meeting di giovedì prossimo e preparando il terreno per un ulteriore allentamento di politica monetaria a partire da ottobre. 

“Crediamo pertanto che il tentativo del governo del Giappone di sistemare la situazione impegnandosi a evitare una svalutazione della moneta e a implementare la riduzione delle tariffe sui prodotti agricoli americani in cambio di minori tariffe sulle automobile giapponesi sia un esperimento molto delicato e dagli esiti incerti – avverte dunque l’analista -. I politici giapponesi stanno sudando sette camice nel tentativo di ottenere dalla Casa Bianca l’assicurazione che non vi saranno aumenti sulle tariffe. Guardando la situazione, sembra che la sigla di un nuovo accordo commerciale già la prossima settimana possa essere una flebile speranza in una situazione che mette ulteriore pressione al Paese. Il cambio dollaro yen a 107,97  non dovrebbe pertanto oscillare di molto nel breve termine”.