ECONOMIA

Europa, la recessione sembra inevitabile

Nonostante Bce e Boe, il Vecchio Continente non potrà evitare una recessione che secondo Schroders potrebbe essere la più grave dagli anni Trenta

Il bazooka delle banche centrali con tutta probabilità non riuscirà a fermare la recessione in Europa. Ad affermarlo è Azad Zangana, senior european economist and strategist di Schroders, nonostante, dopo la reazione negativa dei mercati finanziari allo scorso meeting, la Bce abbia appunto deciso di aumentare il suo pacchetto di stimoli nel tentativo di ripristinare la fiducia nei mercati.

Il meeting di emergenza, nella notte del 18 marzo, ha portato all’annuncio di un nuovo programma di acquisiti da 750 miliardi di euro (il 6,3% del Pil) denominato ‘Pandemic Emergency Purchase Programme’, che finanzierà l’acquisto di titoli di Stato e bond corporate, sulla base del programma di acquisti già esistente, fino alla fine della crisi del Covid-19, ma non prima della fine del 2020. “È stata concessa una deroga speciale all’idoneità delle obbligazioni per consentire l’acquisto dei titoli di Stato greci, dato che al momento non godono del rating investment grade. Presumibilmente, ciò è stato deciso pensando anche ai titoli di Stato italiani, dato che l’Italia è precariamente vicina a perdere il suo rating investment grade”, spiega l’economista.

Ma, a detta di Zangana, la Bce non è ancora pronta per abbandonare i limiti autoimposti sugli acquisti (non più di un terzo di qualsiasi emissione obbligazionaria), o per allontanarsi dal cosiddetto ‘capital key’. “La Bce ha suggerito che prenderà in considerazione la possibilità di cambiare questi vincoli, ma non è ancora pronta a farlo – afferma l’economista -. Ha anche sottolineato che avrà una certa flessibilità nel breve termine per indirizzare gli acquisti verso certe classi di asset o certi emittenti, anche se alla fine dovrà comunque allinearsi al ‘capital key’ entro la fine dell’anno”.

Nel complesso, il nuovo pacchetto da 750 miliardi di euro della Bce si avvicina decisamente di più all’ordine di grandezza necessario per sostenere la fiducia degli investitori. Va notato che il Pepp si va a sommare ai 120 miliardi di euro annunciati nell’ultimo incontro e agli acquisti già programmati nell’ambito dell’App di 20 miliardi di euro al mese. In totale, il programma di quantitative easing passa così da 60 a 350 miliardi di euro a trimestre. “Tuttavia, finché non vi sarà una garanzia esplicita che la Bce è pronta a fornire totale supporto all’Italia in caso fosse necessario un bail-out, continuerà a persistere il rischio di una crisi del debito – avverte -. L’Italia è decisamente troppo grande per essere salvata usando solo i fondi e i programmi esistenti. I rendimenti dei titoli di Stato italiani sono diminuiti dopo l’annuncio (con un conseguente aumento dei prezzi) ma rimangono molto più elevati rispetto a prima dell’inizio dell’emergenza”.

Pasando al di là della Manica, sebbene l’esito dell’ultimo meeting della Bank of England sia stato migliore rispetto a quello della Bce, anche l’Istituto britannico ha deciso di annunciare nuove misure di emergenza in scia a un aumento dei rendimenti dei Gilt che ha provocato un inasprimento delle condizioni finanziarie.

“Le azioni della BoE aiuteranno a spingere al ribasso i rendimenti obbligazionari, così come i costi di finanziamento per coloro che hanno sottoscritto dei mutui e per i mutuatari commerciali, contribuendo così a ridurre le probabilità di stress finanziario – sostiene Zangana. Tuttavia, entrambe le azioni e quella della Bce non fermeranno la profonda recessione che ora si attende. La chiusura e l’isolamento di interi Paesi causerà probabilmente la recessione più grave dagli anni Trenta”.

“Guardando avanti, continuiamo ad aspettarci che la Bce tagli il tasso sui depositi di 10 punti base. Inoltre, potrebbe aumentare ulteriormente gli acquisti di asset. Per quanto riguarda la BoE, altre riduzioni dei tassi sono improbabili, ma potrebbe certamente incrementare il Qe”, conclude l’economista.