ECONOMIA

Economia globale, le tre ragioni delle difficoltà

La disfatta degli asset rischiosi cominciata a fine dicembre è preoccupante, ma può essere spiegata da 3 importanti fattori:

–        Cina: outlook di crescita e gestione della valuta;

–        La caduta del prezzo del petrolio: conseguenze nel settore energetico (in particolare nel segmento dei titoli High Yield) e possibili ramificazioni nel settore bancario;

–        L’economia Usa: il settore manifatturiero, vicino alla recessione, mentre i consumi sembra abbiano in parte rallentato nel quarto trimestre, nonostante prezzi molto bassi della benzina e un mercato del lavoro in crescita. 

Il rischio per il nostro scenario economico positivo è senza dubbio cresciuto nell’ultimo periodo, ma in questa fase non abbiamo alcuna ragione di modificarlo significativamente. Negli Usa, l’attuale dicotomia tra il momentum del settore manifatturiero e quello dei servizi è estrema. Nonostante il comparto manifatturiero conti solo per il 13% del Pil americano, c’è chi è preoccupato che possa trascinare l’intera economia in recessione. Quando c’è incertezza riguardo all’espansione economica, la crescita degli utili è chiaramente a rischio, il che è preoccupante in un periodo in cui le valutazioni non sono economiche. Tuttavia, rimaniamo fiduciosi che il minor tasso di disoccupazione, i bassi prezzi della benzina, e lo stato di salute del settore immobiliare continueranno a supportare i consumi nel 2016.
Inoltre, è probabile che la Fed terrà in considerazione le attuali turbolenze del mercato, così come il riacutizzarsi dei rischi oltreoceano, che potrebbero mettere a rischio la stabilità finanziaria. Come diretta conseguenza, l’Istituto centrale potrebbe ritardare il prossimo rialzo dei tassi di interesse, nonostante il tasso di attività interna, considerato positivo. Questa sarebbe un’ottima notizia nel breve periodo in quanto darebbe sollievo agli investitori. La probabilità che si verifichi un secondo rialzo del tasso a marzo è già diminuita significativamente.
In ogni caso, i mercati finanziari ci stanno dicendo che dovremmo essere cauti riguardo alla crescita; gli spread del credito sono aumentati significativamente, la curva dei rendimenti – in particolar modo negli Usa – si è appiattita considerevolmente, la volatilità è cresciuta, e l’ampiezza del mercato si è deteriorata. Niente di ciò dovrebbe accadere in un’economia con una buona crescita. Ciò non è positivo e la recente correzione del mercato azionario ha danneggiato il quadro tecnico. Investire sta diventando più impegnativo di quanto ci si sarebbe aspettato.
Per i prossimi giorni ci aspettiamo che il mercato azionario registri un rimbalzo in tutto il mondo, guidato da prezzi del petrolio in qualche modo più alti e uno yuan cinese offshore (CNH) stabile. Il sentiment non è (quasi) mai stato così ribassista, i mercati sono oversold, e hanno raggiunto un importante supporto tecnico. Al momento non ci sono indizi di rischio sistematico, né di alcuna trasmissione di pressione dal settore energetico a quello finanziario. Gli spread creditizi nel settore energetico per il segmento High Yield prezzano un default nei prossimi cinque anni di circa il 70% delle società incluse nell’indice, il che è estremamente improbabile. Potrebbe tutto ciò andare a toccare il settore bancario? Per il momento glispread nel settore finanziario sono stabili, sebbene leggermente più ampi di un anno fa; non c’è alcun segnale di stress.
Dobbiamo essere consapevoli dei rischi crescenti, e riesamineremo il nostro scenario alla luce degli ultimi eventi. Ci stiamo anche interrogando sul mercato rialzista di lungo periodo per l’azionario in atto ormai da marzo 2009. Tuttavia, non raccomandiamo ancora di modificare l’asset allocation, dopo il crollo visto nelle ultime tre settimane. Come detto, i mercati azionari si stanno appoggiando su importanti supporti tecnici, che riteniamo reggeranno almeno per le prossime settimane. Quando ci sarà il rally, dovremo valutarne la qualità e capire se ci sarà un cambio di leadership in termini di stili e settori. 

Commento a cura di Jean-Sylvain Perrig, cio di Union Bancaire Privée – UBP