ECONOMIA

Dazi, la Cina prepara nuove misure fiscali e monetarie

La Cina ha abbastanza munizioni a disposizione e al centro dell’attenzione ci saranno piccole e medie imprese e consumi interni. La view di Raiffeisen Capital Management

Le esportazioni della Cina hanno recentemente cominciato ad aumentare leggermente, probabilmente a causa di forniture anticipate in vista dei nuovi dazi punitivi degli Usa. Le importazioni sono invece diminuite in modo sorprendentemente netto. La produzione industriale a maggio è cresciuta in modo così limitato come non avveniva dal 2002 e la propensione al consumo delle famiglie rimane bassa. Secondo il team mercati emergenti di Raiffeisen Capital Management, le aziende diventano sempre più insicure di fronte ai nuovi dazi punitivi e alle drastiche misure di Washington contro le principali aziende tecnologiche cinesi.

“Il percorso verso l’estensione dei dazi punitivi degli Usa – si legge nell’analisi – sembra segnato e dovrebbe comportare il sensibile rallentamento della crescita economica cinese. A seconda dello scenario, questo e il prossimo anno potrebbe avere una contrazione tra lo 0,5% e l’1,5%. È prevedibile che Pechino adotti ulteriori contromisure monetarie e fiscali. Fondamentalmente la Cina ha abbastanza ‘munizioni’ a disposizione, ma il trucco starà nell’usarle in modo prudente e molto mirato, perché inevitabilmente ciò potrebbe portare a molti effetti collaterali negativi”.

È probabile, secondo gli esperti, che al centro dell’attenzione saranno soprattutto le piccole e medie imprese e i consumi interni, mentre a Pechino si vorrebbe evitare, per quanto possibile, un nuovo boom del mercato immobiliare o dei prestiti bancari ombra. “Alle numerose preoccupazioni della leadership cinese ora si aggiungono anche i prodotti alimentari. Ad aprile e maggio i prezzi della carne di maiale, frutta e verdura sono aumentati di oltre il 10% e, in alcuni casi, di oltre il 20%. Pur avendo un impatto in termini statistici abbastanza modesto sull’inflazione complessiva, potenzialmente può essere la causa di nuovi conflitti sociali e interni notevoli in una situazione già tesa”, sottolineano inoltre. 

I recenti ultimatum pubblici di Trump alla Cina e le sue richieste apparentemente molto ampie rendono ancora più difficile per Pechino trovare un compromesso (temporaneo) con gli Usa. “A quanto pare, la Cina intanto è sempre più consapevole che alla fine potrebbe essere meglio non avere nessun accordo piuttosto che approvarne uno non ottimale. Allo stesso tempo, si cerca di non rendersi vulnerabili anche sul piano della valuta, sebbene non si possa ignorare la pressione al ribasso sullo yuan, nonostante le severe restrizioni sui movimenti di capitale. Ci sono diversi segnali che un cambio di 7 yuan per dollaro non durerà per sempre, soprattutto perché uno yuan più debole può anche compensare una parte dei dazi punitivi”, prosegue l’analisi.

Non ha sorpreso che a maggio il mercato azionario cinese abbia registrato una delle peggiori performance. Le azioni della Cina continentale hanno ceduto il 6% circa, le azioni H di Hong Kong del 10%.