ECONOMIA

Crescita: nel 2019 rimarrà forte, ma rallenterà

La divergenza da inizio anno a oggi – spiegano gli esperti di Amundi – tra la performance positiva del mercato USA e la performance negativa degli altri mercati si è risolta in una convergenza verso il basso.

Il mercato americano ha registrato una performance nulla dall’inizio dell’anno e gli altri mercati hanno chiuso pesantemente in rosso.

Si noti che dal 20 settembre all’11 ottobre, la correzione è stata di -7% sia per lo S&P 500, sia per l’MSCI AC World ex US.

Come a febbraio, l’improvviso aumento dei tassi lunghi è stato l’evento che ha scatenato questa correzione che ha colpito all’inizio i titoli tecnologici, i titoli del lusso in Europa e i titoli a bassa capitalizzazione in tutto il mondo.

In altre parole si tratta soprattutto di prese di beneficio riguardo ad azioni che hanno particolarmente brillato negli ultimi anni. Questo nuovo shock di volatilità di cui ci si può rendere conto guardando l’indice VIX (picco di 25 l’11 ottobre, ma comunque inferiore al picco di 37 a febbraio) mostra che lo shock di inizio anno non era isolato, ma corrisponde a un movimento più strutturale, la volatilità ha seguito l’inasprimento della politica monetaria con un ritardo di circa due anni.

Anche l’andamento del rapporto titoli ciclici/difensivi, orientato al ribasso dalle prime minacce protezionistiche di marzo riguardo all’acciaio e all’alluminio, è stato uno dei segnali evidenziati da questa divergenza. Storicamente, due fattori macroeconomici sono fondamentali per indurre un’inversione duratura in favore dei titoli difensivi.

Il fattore tassi, guidato dagli USA e che al momento rimane pro-ciclico, e il fattore materie prime industriali, sostanzialmente sotto l’influenza della Cina a partire dal 2000. Il rapporto titoli ciclici/difensivi ha chiaramente seguito questo secondo fattore in chiave ribassista, indicando la predominanza del rischio sulla crescita globale.

Nel 2017 la crescita globale è stata robusta (+3,8%) e sincronizzata (positiva per le azioni). Nel 2018, è stata robusta (+3,8%) ma non sincronizzata (aumento della volatilità).

Nel 2019 rimarrà forte ma rallenterà (+3,6%) e ciò induce a una certa prudenza mentre i tassi della Fed si stanno avvicinando al tasso neutro.  La parola chiave rimane la ricerca della qualità, stando attenti però a non pagarla eccessivamente.