ECONOMIA

Coronavirus, la cura arriverà dalle banche centrali

“La crescita mondiale potrebbe perdere mezzo punto percentuale nel corso dell’anno, aprendo la strada a nuove misure di stimolo monetario e fiscale”. La view di Lfde

Anche se al momento i numeri del coronavirus non destano particolare allarme, le conseguenze oggettive per l’economia mondiale sono serie. “Certo, il numero di vittime è statisticamente basso rispetto a quello di un’influenza classica che di solito ne fa intorno a 500.000 in un anno nel mondo. Per non parlare di quelle della malaria (stesso ordine di grandezza), dei tumori (10 milioni all’anno) o delle malattie cardiovascolari (17 milioni all’anno). Ma le misure adottate per arginare l’epidemia cinese sono fuori dal comune”, osserva Olivier De Berranger, chief investment officer di La Financière de l’Echiquier

E in effetti si parla di oltre cinquanta milioni di persone in quarantena nelle proprie abitazioni, trasporti internazionali parzialmente interrotti, catene di produzione ferme e consumi nel caos. “Se l’epidemia di coronavirus dovesse durare altre regioni cinesi potrebbero essere isolate e forse anche altre regioni del mondo?”, si chiede quindi l’esperto. 

De Berranger non prova a fare previsioni sulla portata dell’epidemia di coronavirus, ma sottolinea come già ora stanno emergendo diverse conseguenze che hanno un risvolto economico su scala internazionale. “Nel peggiore dei casi potrebbero essere profonde – avverte -: il settore dei beni di lusso, fortemente dipendente dai consumi cinesi, ne risentirebbe, così come il turismo, naturalmente. Lo stesso dicasi per la produzione industriale cinese, nel settore automobilistico soprattutto, che contribuirebbe a indebolire un settore già sotto pressione. A livello locale, frenerebbero l’edilizia e i consumi energetici trascinando così verso il basso i prezzi mondiali delle materie prime. Di riflesso ne verrebbe impattata l’inflazione globale”. 

Quest’ultimo aspetto, di cui si parla raramente, è forse il più cruciale secondo l’esperto. “Le banche centrali, quella cinese in primis, potrebbero modificare il loro atteggiamento – afferma -. Infatti, a differenza dei tempi della Sars, la Cina contribuisce ora per il 35% alla crescita mondiale (20% nel 2003). Prevista al 3%, sotto alla media storica, la crescita mondiale potrebbe perdere un mezzo punto percentuale nel corso dell’anno e l’inflazione sottostante, che è già bassa, ne soffrirebbe. Per contrastare questa tendenza, le banche centrali potrebbero adottare nuove misure di stimolo monetario e intervenire sulle misure fiscali”.

In questo scenario, a detta di De Berranger, l’attuale flessione dei mercati, dovuta principalmente a un riflesso istintivo, potrebbe accentuarsi ed essere seguita poi da un forte rimbalzo visto che le banche centrali stanno ora facendo il bello e il cattivo tempo sui mercati. “Ma per ora, rimangono in silenzio o quasi visto che la Fed ha appena accennato a questo rischio, considerato ‘serio’, certamente, nella sua conferenza stampa e non nel suo comunicato ufficiale. I mercati sono quindi ancora una volta appesi alle labbra asettiche dei banchieri centrali. Spetta a loro ormai, profeti di ultima istanza, calmare le paure arcaiche che ci assillano”.

Forse i timori svaniranno come un semplice brivido. Le ipotesi più cupe saranno rapidamente spazzate via e l’indiscutibile forza dell’economia americana tornerà a catturare l’attenzione. “Nel frattempo, prepariamoci a tutti gli scenari”, conclude De Berranger.