ECONOMIA

Con Trump più spesa pubblica. Parla Weldon (Artemis)

In pochi se lo aspettavano. Eppure, la vittoria di Donald Trump su Hillary Clinton, non ha scosso più di tanto gli operatori del settore, anche se sono dovuti correre ai ripari per ribilanciare i portafogli.

“Dopo aver sperimentato la Brexit, il risultato elettorale delle elezioni americane non ci ha scioccato più di tanto – commenta Cormac Weldon, capo equity team di Artemis –. Sicuramente è stata una sorpresa e ora ci attendiamo diversi cambiamenti”.

Quale sarà il cambiamento più significativo?
Il cambiamento più significativo riguarderà un aumento della spesa pubblica, con una chiara focalizzazione sulle spese per le infrastrutture e la spesa per la difesa. In aggiunta, ci saranno tagli fiscali sia per le persone fisiche sia per le società. E la spesa sarà finanziata solo in parte dal rimpatrio dei patrimoni esteri. Misure che da un lato avranno un impatto positivo sulla crescita economia e dall’altro avranno un impatto negativo sui rendimenti obbligazionari.

 

E su scala globale, che impatto avrà il programma di Trump?
La globalizzazione sta cedendo il passo a una maggiore attenzione nazionale. E questo rischia di causare degli attriti e potenzialmente delle guerre commerciali. A oggi, però, ancora non sappiamo se, come e quando il neo eletto presidente degli Stati Uniti darà attuazione al programma che ha cavalcato durante la campagna elettorale.

Dopo il verdetto delle elezioni Usa, state pensando di modificare l’asset allocaiont dei vostri portafogli?
Già da un po’ avevamo iniziato a scontare nei nostri portafogli un aumento dei rendimenti obbligazionari e un’inflazione più alta. Inoltre, negli ultimi mesi abbiamo incrementato il peso sulle società attive nel settore difesa, sul settore delle infrastrutture, sul trasporto nazionale e sulle banche. Allo stesso tempo abbiamo ridotto l’esposizione sulle obbligazioni corporate e più in particolare su quelle del comparto utility e real estate.

 

Quali sono a vostro avviso i settori meno interessanti?
Tra i settori da evitare, o meglio, su cui conviene muoversi con molta cautela, segnaliamo l’energia pulita. Molte aziende statunitensi hanno perseguito una strategia di globalizzazione molto aggressiva nel corso degli ultimi 20 anni. E se alcune di queste aziende trarranno certamente beneficio dalla riduzione della pressione fiscale e dal rimpatrio dei patrimoni esteri, altre dovranno fare i conti con le tensioni commerciali che saranno generate da possibili dazi doganali.

Superate le elezioni, ora i mercati rimangono in attesa del prossimo meeting della Federal Reserve, a metà dicembre. Quali sono le vostre previsioni?
A dicembre ci aspettiamo un ritocco all’insù dei tassi di interesse. E se, come prevediamo, l’inflazione comincerà ad accelerare sull’effetto Trump, la banca centrale americana continuerà ad aumentare i tassi anche nelle successive riunioni, ma con moderazione.