ECONOMIA

Cina e Eurozona verso la ripresa. Usa in frenata

La Cina vede la fine della fase di rallentamento. In ripresa anche l’Eurozona, mentre l’economia statunitense sembra destinata a rallentare. La view di Axa Im

La fine della fase di rallentamento per gli scambi commerciali globali e per l’attività in Cina è ormai alle porte. Parola del research team di Axa Investment Managers. “All’inizio di aprile avevamo delineato uno scenario più accomodante, con la Fed che rivedeva al ribasso i dot plot e annunciava la chiusura anticipata del processo di ridimensionamento del bilancio, e con la Bce che annunciava l’estensione della forward guidance. Considerati gli stimoli fiscali di ampia portata in Cina e gli incentivi fiscali più modesti in diversi Stati membri dell’Eurozona, tutto sembrava pronto per un’accelerazione progressiva dell’economia”, spiegano.

Dato che la fonte principale del rallentamento erano gli scambi commerciali in Asia e Cina, gli esperti si sono concentrati su questi due aspetti, sviluppando nuovi indicatori, che confermano come l’attività in Cina abbia subìto una profonda decelerazione dal 2017. “In prospettiva futura, gli indicatori confermano che la domanda cinese dovrebbe toccare il fondo nei prossimi mesi. È rassicurante poiché, sebbene la crescita del Pil reale in Cina sia stata sorprendentemente al rialzo nel primo trimestre del 2019 (al 6,4% su base annua), le importazioni cinesi sono ancora in forte frenata”. Vicina a toccare il fondo è poi anche la crescita delle esportazioni in Asia.

Quanto al resto del mondo, secondo gli esperti Axa Im, l’Eurozona è in ripresa, mentre gli Stati Uniti rallentano leggermente. “L’attuale debolezza degli scambi commerciali globali spiega il rallentamento della produzione industriale mondiale e degli indici manifatturieri, tra cui quelli relativi alle imprese Usa – si legge nel report -. Secondo il consensus, le prospettive macroeconomiche nell’Eurozona erano alquanto promettenti (per tempistiche e portata), pertanto gli ultimi sondaggi tra le imprese europee sono risultati inferiori alle aspettative del consensus. Fino a oggi, i progressi sono stati alquanto modesti. Il miglioramento dell’attività, in Asia e negli scambi mondiali, dovrebbe favorire gli indicatori industriali nei prossimi trimestri. Aspetto più importante, la fiducia delle imprese è rimasta alta nei servizi, allontanando i timori di un contagio derivante dal precedente rallentamento del settore manifatturiero”.

Nel frattempo, l’economia statunitense sembra destinata a rallentare per il terzo trimestre consecutivo, “con un tasso annualizzato dell’1,5% circa nel 1° trimestre del 2019. Secondo noi, questo andamento sarà però temporaneo: la spesa pubblica e le vendite al dettaglio dovrebbero rimbalzare a sostegno del 2° trimestre (2,5% circa), anche grazie a qualche fattore stagionale. Nel complesso, il nostro modello della probabilità di recessione negli Stati Uniti non raggiunge il limite nei prossimi dodici mesi, ma il margine si sta riducendo e noi continuiamo a prevedere una crescita del Pil Usa inferiore alle medie per il prossimo anno (all’1,6% rispetto alle stime di consensus dell’1,9%)”.

Ecco allora come muoversi. “Come previsto, i mercati del rischio si aspettano che la crescita globale toccherà il fondo dopo il rallentamento sincronizzato degli ultimi 12 mesi. Gli indici azionari Usa hanno segnato nuovi massimi storici, con i Pe in aumento, a riflettere l’approccio più accomodante della Fed, e il calo dei rendimenti mentre gli utili del 1° trimestre hanno tenuto abbastanza bene (sulla base dei dati riportati finora). Anche i mercati del credito restano promettenti dopo una performance record nel 1° trimestre, per es. nel segmento High Yield Usa. Il petrolio, le azioni cinesi e delle banche europee riportano i rendimenti più brillanti da inizio anno. Tale contesto suggerisce una propensione al rischio modesta ma in aumento, soprattutto nei prodotti a spread (High Yield Usa e debito dei mercati emergenti) a fronte della rinnovata tendenza verso un calo dei tassi su scala globale. Nell’azionario sovrappesiamo i mercati emergenti e le banche europee, dove i multipli delle valutazioni da inizio anno sono rimasti indietro rispetto alle azioni Usa. Conserviamo una posizione neutrale sulla duration nell’ambito del reddito fisso globale. È un approccio ispirato alla prudenza mentre ci avviciniamo a una possibile svolta nella crescita globale dove servono altri segnali prima di diventare più prudenti sulla duration”.