ECONOMIA, Highlight

Brexit, se non ora quando?

Se la sterlina ha subito l’impatto negativo dell’esito del referendum su Brexit, una vittoria per Corbyn nel voto di sfiducia e la prospettiva di una vittoria dei laburisti in un’elezione avrebbe fatto sembrare quanto passato in precedenza un gioco da ragazzi.

La reazione alla “sopravvivenza” di Theresa May al voto di fiducia mostra che le più grandi paure del mercato sono state al momento evitate. E, quindi, adesso? Theresa May tornerà in Parlamento per presentare il proprio programma alternativo e immaginiamo che si sia messa al lavoro da quando ha preso coscienza che le probabilità di successo alla prima votazione sulla proposta, in programma a dicembre e poi revocata, erano prossime allo zero.

Dovrebbe eliminare dal proprio programma alcuni passaggi importanti – se non tutti – per ottenere adesso la maggioranza. Un accordo rivisto e stemperato è forse lo scenario più probabile in questo momento e anche i mercati sembrano aspettarsi una Brexit molto più soft. Uno scenario di questo tipo necessiterebbe di una qualche forma di conciliazione con la regolamentazione del mercato comunitario dell’UE, per evitare le problematiche legate al confine con l’Irlanda del Nord. Ma, cosa più importante, questo risultato sarebbe in linea con quanto espresso dagli elettori con il proprio voto nel referendum originale? Dal punto di vista politico potrebbe essere un vero caos.

Altri scenari sono ritenuti dal mercato meno probabili. Veramente poche le chance di un Parlamento UK pronto a ratificare una decisione suicida, ritenendo che non arrivare ad un accordo su Brexit possa essere l’unica soluzione per risolvere l’attuale fase di stallo.

Una decisione di questo tipo sarebbe un suicidio dal punto di vista economico e porterebbe a una flessione significativa dell’attività economica e ad una altamente probabile fase di recessione. È difficile credere ad uno scenario di questo tipo, dato che manca la maggioranza parlamentare pronta ad approvare un “No deal” di uscita dall’UE. Il Parlamento prenderebbe il controllo delle operazioni nel caso in cui Theresa May non si dimostrasse in grado di raggiungere un accordo a termini migliori, e potrebbe bloccare tale percorso con un’estensione dell’articolo 50. Possiamo quindi dire che l’opzione di “No deal Brexit” si è adesso trasformata in una “never ending Brexit”.

L’unica altra soluzione possibile passa attraverso il ritorno alle urne in qualche forma di voto popolare, ossia un secondo referendum. Tale probabilità rimane difficile da misurare dato che molti membri del Parlamento si sono già espressi pubblicamente in senso contrario. Una vittoria del fronte “remain” in una seconda tornata referendaria aprirebbe una nuova ferita (i sostenitori di Brexit nel caso chiederebbe un terzo referendum?) ma l’impatto su alcuni mercati finanziari sarebbe immediatamente positivo con un rimbalzo della sterlina. L’azionario UK che genera utili in ambito internazionale non balzerebbe per forza di cose a questa notizia, ma di certo gli utili domestici ne godrebbero enormemente”.

di Charles Hepworth, Investment Director di GAM Investments