ECONOMIA

Boris Johnson primo ministro Uk: ecco le sfide che lo attendono

Un Parlamento diviso, poco tempo a disposizione per trovare un’intesa sulla Brexit, lo spettro di nuove elezioni e la necessità di nuovi stimoli fiscali. Secondo Schroders la strada del neo-primo ministro Uk è decisamente in salita

Boris Johnson ha vinto la corsa per la leadership del partito conservatore nella successione a Theresa May come primo ministro Uk. L’ex ministro degli Esteri e sindaco di Londra ha battuto Jeremy Hunt, l’attuale titolare degli Esteri, con un ampio margine, ottenendo il 66% dei voti contro il 34%. “Johnson dovrà fin da subito guidare un partito profondamente diviso e una maggioranza sempre più ridotta in Parlamento. Nel corso della sua campagna, ha promesso di utilizzare l’uscita no-deal dall’Unione Europea come una minaccia reale, per fare leva sui negoziati. Tuttavia, in questo modo ha isolato gli europeisti all’interno dell’attuale Governo, molti dei quali si dimetteranno o verranno sostituiti”, commenta Azad Zangana, senior european economist and strategist di Schroders.

Il nome più rilevante tra quelli che dovrebbero farsi da parte è quello del Cancelliere Philip Hammond, che potrebbe porsi alla guida di una ribellione contro la Brexit no-deal. In una recente intervista alla Bbc, Hammond non ha solo detto che avrebbe lasciato in caso di vittoria di Johnson, ma si è anche rifiutato di escludere un voto di sfiducia al governo. Tale voto è molto probabile che venga indetto dall’opposizione nei prossimi giorni, nel tentativo di trarre vantaggio dalle divisioni del partito conservatore. “Il Governo probabilmente sopravviverà questa volta, ma se la Brexit no-deal inizierà a diventare sempre più probabile, allora i suoi oppositori potrebbero ottenere una vittoria”, avverte Zangana.

Johnson ha detto che cercherà di rinegoziare l’Accordo di Recesso, soprattutto la sezione del cosiddetto “backstop” irlandese. L’Europa è stata molto ferma su tutti i punti dell’Accordo, ma ha fatto intendere che tale sezione sulle relazioni future potrebbe essere riaperta. “In ogni caso, dubitiamo molto che Johnson avrà successo nell’assicurarsi qualsiasi cambiamento significativo dato il tempo che ha a disposizione. Sia il parlamento che molte parti in Europa stanno per fermarsi per le vacanze estive, che saranno poi seguite dalla stagione delle conferenze di partito a settembre. Il team di Johnson ha solo poche settimane per completare i negoziati prima della deadline del 31 ottobre”, osserva.

Secondo l’economista, anche se per certi versi a Johnson fa gioco utilizzare la minaccia del no-deal come strategia di negoziazione, l’errore fatale è che la matematica parlamentare non è cambiata e non offre sostegno a tale strategia. Il Governo ha una maggioranza di soli due membri del Partito Unionista Democratico del’Irlanda del Nord. Tuttavia, il Dup non sosterrà alcun deal che possa creare divergenze nella regolamentazione tra l’Irlanda del Nord e la Gran Bretagna. “È chiaro che non c’è una maggioranza per l’attuale Accordo di Recesso, e che una maggioranza significativa è contro il no-deal. Infatti ci aspettiamo che coloro che si oppongono alla Brexit presentino con successo delle mozioni che costringano il Governo a richiedere una proroga, in assenza di un accordo approvato dal Parlamento. Data la bassa probabilità di successo di una ri-negoziazione, l’esito più probabile in vista della scadenza della Brexit è quindi quello di un altro posticipo. La promessa di Johnson “do or die” durante la sua campagna manca semplicemente di credibilità”, sottolinea.

Alla fine potrebbero essere indette le elezioni generali nel tentativo di sbloccare lo stallo. “Tuttavia – avverte Zangana -, sondaggi recenti mostrano un collasso drammatico del supporto sia al Partito Conservatore che al Partito Laburista. I Conservatori, che hanno vinto con circa il 43% dei voti nelle elezioni generali del 2017, ora sono solo al 24% (stando agli ultimi 10 sondaggi pubblicati). Al contempo, il maggiore partito di opposizione è passato dal 41% al 24%. La polarizzazione delle opinioni su Brexit ha portato un’ampia parte dell’elettorato a guardare partiti con messaggi più chiari sulla questione. Il neo Brexit Party guidato da Nigel Farage, membro del Parlamento Europeo ed ex leader di Ukip gode del 20% dei consensi. I sostenitori anti-Brexit hanno deciso invece di orientarsi verso il Partito Liberal-Democratico, l’unico a favore della permanenza all’interno dell’Ue. I liberaldemocratici hanno visto il loro sostegno passare da circa l’8% nel 2017 al 18% negli ultimi sondaggi. Visti i sondaggi divisi praticamente in quattro parti, il prossimo Governo probabilmente dovrà coinvolgere almeno un altro grande partito e potrebbe non essere sufficiente per assicurare una maggioranza per la Brexit”.

Mentre la Brexit continuerà a creare divisioni, l’espansione fiscale riceverà un sostegno più generalizzato. “Dopo anni di austerity, Johnson quasi certamente terrà fede alle sue promesse della campagna per allentare la politica fiscale. La spesa pubblica come percentuale del Pil è al minimo dall’anno fiscale 2003/2004. Intanto, il gettito fiscale ha toccato i massimi dal 1985/1986. Sono probabili degli sgravi fiscali e un certo aumento della spesa, ma entrambi richiederanno tempo per avere un impatto significativo sull’economia. Sapremo di più quando sarà nominato un nuovo Cancelliere”, conclude Zangana.