ECONOMIA

Bce, tassi fermi e QE prolungato a fine 2017

Tassi fermi a “zero” e Quantitative Easing prolungato fino alla fine del 2017 o “oltre, se necessario”. È la decisione che la Banca centrale europea ha preso nel meeting mensile che si è tenuto oggi.

L’Eurotower ha comunicato alla fine del meeting che manterrà stabile a 80 miliardi al mese il ritmo di acquisti di debito del QE fino a marzo: da aprile 2017 fino a dicembre 2017 gli acquisti continueranno, ma al ritmo di 60 miliardi al mese. Ma se le condizioni lo richiederanno la Bce si è detta pronta ad aumentare il programma in termini di dimensioni e durata. La Bce ha anche lasciato invariati i tassi d’interesse: il tasso principale rimane fermo al minimo storico dello 0,00%, quello sui depositi bancari a -0,40% e quello di rifinanziamento marginale a 0,25%.
“L’estensione del quantitative easing della Bce di oggi non è stata una sorpresa, come non lo sono stati i discorsi dai toni abbastanza morbidi sui rischi per la stabilità dei prezzi in Europa – commenta Tim Graf, responsabile macro strategy per l’Europa di State Street Global Markets – Il risultato del referendum italiano dello scorso fine settimana ha ricordato che le tensioni politiche all’interno dell’Eurozona rimangono acute e rappresentano una minaccia per il tono ottimistico dei recenti dati europei e per la stabilità del settore finanziario. L’euro sembra destinato ancora una volta a confrontarsi con i minimi recentemente raggiunti”.
Come annunciato al meeting di settembre, il consiglio direttivo della Bce aveva incaricato i vari comitati di valutare le opzioni che assicurano un corretta attuazione del programma di acquisto. Insieme con le aspettative di inflazione al 2019, questo era l’elemento determinante alla base della decisione della Bce di estendere la data della fine del programma per la seconda volta. “L’avvicinamento finale a un inevitabile tapering è stato molto atteso dai mercati, che ne avevano letto qualche segnale – fa notare Antoine Lesné, responsabile strategia di SPDR ETFs (State Street Global Advisors) per l’area EMEA – Le opzioni possibili in vista del meeting erano la riduzione progressiva o più brusca degli acquisti. Dato il risultato del referendum italiano durante il fine settimana, un tapering aggressivo sarebbe stato fuori luogo in quanto l’incertezza politica continua ad affliggere l’Eurozona. Dobbiamo aspettarci che l’euro continui a indebolirsi”.

Le stime macro
Per quanto riguarda le stime di crescita per l’Eurozona, per il 2016 Francoforte ora si aspetta un +1,7% come nella previsione formulata a settembre, per il 2017 +1,7% da +1,6% e per il 2018 a +1,6%. Pubblicata per la prima volta la stima sul 2019, a +1,6%. “Non vediamo rischi per la tenuta dell’euro” dalla crisi politica italiana, ha detto Draghi, spiegando che le condizioni sono molto cambiate rispetto a pochi anni fa, quando il contagio fra Paesi dell’EUrozona in caso di instabilità era frequente.