ECONOMIA

Bce sotto i riflettori: sul tavolo l’ipotesi high yield

Francoforte deve valutare se seguire le orme della Fed. Fattibile, ma con qualche controindicazione: le analisi di Generali Investments e Notz Stucki

Dopo l’ennesimo rinvio di Bruxelles, la Bce torna protagonista. I leader dell’Ue, infatti, hanno sì approvato un pacchetto da 540 miliardi di euro che include Meccanismo Europeo di Stabilità,  la Banca Europea per gli Investimenti e il nuovo fondo Ue contro la disoccupazione, ma non sono ancora riusciti a trovare un accordo su questioni chiave quali le dimensioni del Recovery Fund e il grado di mutualizzazione, rimandando tutto a maggio. 

“Mentre i capi di Stato proseguono nel far rotolare la lattina lungo questa strada, la Bce si ritrova in prima linea nel tentativo di smorzare le preoccupazioni dei mercati sull’aumento del livello del debito sovrano, in particolare nell’Europa meridionale – osserva Thomas Hempell, head of macro & market research di Generali Investments -. Gli spread sovrani hanno già in gran parte invertito la rotta dopo il restringimento che aveva seguito il programma Pepp, tenendo sotto controllo anche la moneta unica”.

Ora, per l’esperto, nella riunione di questo giovedì, Francoforte si troverà nuovamente ad affrontare il compito di alleviare le pressioni sui titoli sovrani e sulle imprese, senza però togliere ai leader Ue la responsabilità di progredire nella costruzione del Recovery Fund. “Dopo aver la scorsa settimana esteso la collateral eligibility agli ‘angeli caduti’, potrebbe includere tali titoli high yield anche nel suo programma di acquisto di asset – sostiene -. Alla luce del grave peggioramento delle prospettive economiche, potrebbe persino intraprendere azioni più audaci, ad esempio estendendo il programma Pepp ben oltre le dimensioni attuali di 750 miliardi di euro”.

Anche secondo Giacomo Calef, country manager di Notz Stucki, ora la questione di forte interesse è se, dopo la Fed, anche la Bce comprerà high yield. Una svolta che, come fa notare l’esperto, significherebbe fare uno strappo alla regola, visto che Francoforte acquista solo titoli investment grade e l’unica deroga, ad oggi, è stata concessa a favore dei bond greci nell’ambito del Pepp (Pandemic Economic Purchase Programme).

“Alcuni economisti si attendono che Christine Lagarde possa annunciare fino a 500 miliardi di acquisti emergenziali in più per quest’anno, ma resterebbe comunque un dubbio sul fatto che possa essere ricompreso anche il segmento high yield – sottolinea -. Il dubbio deriva dal fatto che la potenza di fuoco potrebbe dover aumentare a dismisura: molti fondi obbligazionari, che prevedono una politica di investimento limitata all’acquisto di titoli Investment Grade, con i downgrade potrebbero essere costretti, da regolamento, a vendere significative quantità di bond High Yield. E questo vale anche per i nostri titoli di Stato: non è sufficiente il downgrade di una sola agenzia di rating affinché la Bce non possa più comprare il nostro debito, ma sicuramente un downgrade, forse azzardato in questo momento, potrebbe causare un allargamento dello spread ed un aumento della volatilità”.