ECONOMIA

Bce, Draghi è stato troppo lento

“L’Eurotower è stato troppo precipitoso nell’inasprire la politica monetaria e troppo lento nell’allentarla”. Il commento alle minute della Bce di Diggle, economista senior di Aberdeen Standard Investments

All’Eurotower, nella riunione del consiglio direttivo del 6 e 7 marzo scorsi, alcuni governatori della Banca centrale europea hanno sostenuto la tesi di non alzare i tassi almeno fino a marzo 2020, ma c’è stata anche una discussione sui rischi che i tassi di interesse ai minimi rappresentano per le banche.

“Le minute della Bce non ci dicono nulla che non sapessimo già – commenta Paul Diggle, economista senior di Aberdeen Standard Investments -. La Bce è preoccupata per la debole crescita globale e l’assenza di qualsiasi pressione inflazionistica, perciò ha deciso all’unanimità di estendere la propria forward guidance e rinnovare il proprio programma di prestiti. Alcuni membri, tra cui forse Draghi, avevano discusso la possibilità di allungare la forward guidance sui tassi anche fino al 2020. Ma la Bce continua a pensare che questa sia una ‘debolezza temporanea’, e che un’economia interna resiliente impedirà di cadere in recessione. Non sono quindi state prese in considerazione misure di allentamento più radicali”

“Il dibattito intanto è proseguito – prosegue l’esperto -, e ora sembra che l’estensione della forward guidance desiderata da Draghi stia per arrivare. Inoltre il tasso negativo della Bce sui depositi potrebbe essere ‘differenziato’ per mitigare in parte il peso dei tassi negativi sulla redditività delle banche. La Bce deve tuttavia tenere a mente che estendere la forward guidance e introdurre il tiering dei tassi di deposito equivale in realtà a girare intorno al tema del rallentamento in Europa. Di questo passo non ci vorrà molto prima che i mercati comincino a considerare la probabilità che la Bce debba riavviare il Qe”.

Insomma l’Eurotower ha sbagliato i tempi. “Ancora una volta ci sembra che la Bce sia stata troppo precipitosa nell’inasprire la politica monetaria e troppo lenta nell’allentarla – conclude l’economista -. Ricordiamo tutti il disastro dell’aumento dei tassi di Trichet nel 2008, e Draghi che alla fine dovette ricorrere al suo ‘whatever it takes’. Esiste infine la possibilità che la Cina possa ancora andare in soccorso della Bce. Un miglioramento significativo dell’economia cinese potrebbe benissimo avvenire attraverso un accordo sugli scambi commerciali con gli Stati Uniti o iniziative di stimolo fiscale. Ciò riporterebbe in auge i grandi esportatori europei. Ma non si può aggirare il fatto che si tratti di un approccio non ottimale alla politica monetaria”.