ECONOMIA

Argentina, le elezioni fanno schizzare l’incertezza

Martoriata da inflazione e tassi d’interesse record, l’Argentina è in acque difficili dal 2018. E le imminenti elezioni non fanno che aumentare il caos. La view di Pictet Am

Il peso argentino si è deprezzato al punto che un dollaro vale adesso il doppio rispetto ad un anno fa. In profonda recessione dall’inizio del 2018, l’economia del Paese si è contratta del 2,5% nel 2018, con previsioni per il 2019 che al momento suggeriscono una flessione del -1% nell’ipotesi migliore. Ne è convinta Anjeza Kadilli, economist di Pictet Asset Management, che sottolinea come, “malgrado un leggero miglioramento a marzo 2019, il nostro indicatore della crescita è stato costantemente negativo, portando la media a lungo termine in territorio negativo”.

In tutto questo, le autorità nel caos faticano a trovare una soluzione. “La stabilizzazione dell’inflazione era una delle priorità assolute del presidente Macri – spiega l’esperta – quando si è insediato alla fine del 2015. Ma le misure intraprese finora non hanno portato a nulla: l’inflazione annua è attualmente attorno al 55%. Anche i dati mensili sull’inflazione hanno raggiunto livelli elevati. Il costo dei trasporti, ad esempio, è salito del 5% a marzo. Numerose normative sono state introdotte e modificate, in quanto il governo ha esitato sulla decisione o meno di considerare prioritario il potere d’acquisto della popolazione, sovvenzionando il costo dei servizi di pubblica utilità per i consumatori”.

Ecco quindi, in un ultimo tentativo di risolvere la situazione prima delle elezioni di ottobre, il governo ha annunciato una nuova serie di misure volte ad aumentare il potere d’acquisto dei cittadini. Innanzitutto il controllo dei prezzi per 60 beni di consumo di base, compresi gli alimenti, per almeno 6 mesi, che secondo l’esperta potrebbe dare vita a una carenza di questi beni e potenzialmente creare un mercato secondario. Poi, l’aumento dei prezzi dei servizi di pubblica utilità messo in attesa, che “significa spostare nuovamente il fardello dalle spalle dei consumatori a quelle di uno Stato già a corto di liquidità. E infine l’introduzione di linee di credito agevolate per le famiglie. “Queste misure – prosegue l’analisi – seguono la decisione della Banca centrale di ridurre la politica monetaria espansionistica e di intervenire attivamente sull’intervallo di oscillazione valutaria introdotto lo scorso anno. I tassi d’interesse attualmente oltre il 65% dovrebbero rimanere elevati almeno fino alla fine dell’estate”.

Ma la svalutazione può essere contenuta? “Anche se riteniamo che le misure siano rivolte nella direzione giusta, tutto è possibile. Il fatto che la maggior parte dei risparmi delle famiglie argentine sia già in dollari mitiga i rischi di un’ulteriore pressione interna sulla valuta. Il problema è che malgrado le buone intenzioni, le reazioni della Banca centrale e del Governo finora sono state dettate dal panico e gli investitori di lungo termine hanno perso fiducia”, avverte l’esperta.

A tutto questo si aggiunge l’incognita delle elezioni. “La pressione sul governo Macri è andata crescendo, soprattutto da inizio anno. Gli argentini hanno visto il loro potere d’acquisto eroso dall’inflazione e da misure di austerità. Inoltre, le elezioni presidenziali che ci saranno più avanti nel corso dell’anno non lasciano molto tempo per un eventuale miglioramento della situazione economica. Scopriremo a giugno se Macri e il suo rivale, espressione della sinistra ed ex-presidente Christina Kirchner, si candideranno”.

“Sarà fondamentale osservare il risultato delle elezioni di ottobre. Il destino di Macri dipende dalla capacità del suo governo di stabilizzare la valuta e riportare l’inflazione su livelli più contenuti – conclude -. Per il momento, la sua popolarità sta calando, a favore dell’ex-presidente Cristina Kirchner. Ma data la sua passata esperienza di presidente, la candidatura della Kirchner crea preoccupazioni tra gli investitori nazionali ed esteri. Temiamo che potrebbe tirarsi indietro sul debito o sul pacchetto del Fmi se dovesse ritornare al potere”.