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La salvezza della Grecia potrebbe essere l’Europa

Per colpa di Syriza, partito di sinistra radicale ellenico, tutti stanno parlando di un’uscita della Grecia dall’Eurozona come ultimo atto della crisi europea e come unica soluzione possibile ai problemi del debito del Paese.

Sebbene i mercati abbiano ragione a mettere in conto un po’ di incertezza, gli investitori dovrebbero considerare i seguenti punti prima di entrare nel panico o di affrettarsi a comprare il debito greco ad alto rendimento.

1. Non è nell’interesse della Grecia uscire dall’Eurozona: il suo più grande cliente e fornitore, infatti, è la Germania. Nonostante la forte svalutazione che si verificherebbe con la reintroduzione della dracma, la Grecia dovrebbe comunque lottare per aumentare le sue esportazioni, che restano molto poco specializzate, mentre i turisti saranno scoraggiati dall’instabilità politica del Paese e dalla conseguente iperinflazione. I fondi strutturali europei costituiscono l’unica soluzione per rimettere in piedi l’economia greca, mentre l’uscita dall’Eurozona – che probabilmente, stando ai trattati, potrebbe portare ad un’uscita dall’Unione Europea – non lascerebbe altra scelta al Paese ellenico che svendere gli asset (porti, isole, ecc.).

2. Piaccia o no, l’Europa e la Grecia devono trovare un accordo: è nell’interesse dei creditori del Paese accettare la rinegoziazione del debito che probabilmente avverrà dopo le elezioni, a prescindere dalla forma che prenderà il prossimo Governo. Atene sta ancora spendendo troppi soldi per pagare gli interessi sul proprio debito. L’estensione della scadenza di tali debiti sarebbe un male minore per le principali istituzioni europee – che ne detengono l’80% – se paragonata a un default del Paese. I rischi per il debito della Grecia stanno diventando perpetui e in tale situazione è difficile immaginare che la Banca centrale europea interrompa i flussi di finanziamenti alle banche elleniche.

3. L’UE e la Commissione Europea devono contribuire alla reindustrializzazione della Grecia. Se il Paese onorerà il proprio debito e i propri impegni, l’Europa, in cambio, dovrà smettere di concentrarsi su di esso e guardare, piuttosto, alla necessità di ricostruire l’economia ellenica.  Al momento c’è una mancanza di idee e di progetti – che coinvolgono principalmente l’energia solare e il settore manifatturiero di piccola scala – e l’Europa sta adottando un approccio eccessivamente focalizzato su aspetti finanziari e legali.

4. Il costo economico di un’uscita della Grecia dall’Eurozona è più basso di quello politico che sarebbe a carico dell’intera Eurozona. Un’eventuale Grexit farebbe diminuire la crescita dell’area euro solo di 0,2-0,3 punti percentuali e spingerebbe al rialzo il rapporto deficit/Pil dell’Eurozona di 2-3 punti percentuali (94,5% nel 2014). Per la Grecia, il costo sarebbe elevato e difficile da sopportare. Ad esempio, il Paese non avrebbe alcun accesso a canali di finanziamento esterni, risentirebbe di un’iperinflazione, della svalutazione della moneta e del costo per l’introduzione di una nuova divisa. Il costo potrebbe equivalere al PIL ellenico (182 miliardi di euro nel 2013) moltiplicato per diverse volte.

In realtà, la crisi politica di Atene arriva al momento giusto: tale situazione, infatti, metterà alla prova il desiderio del popolo greco di rimanere in Europa e richiederà sia ai partiti politici locali sia alle istituzioni europee di mostrare fantasia nel proporre soluzioni economiche e politiche comuni. In conclusione, alla fine del mese di gennaio, i mercati si concentreranno sulla futura forma dell’Europa, mentre nel frattempo l’euro rischia di continuare a scendere.

Commento a cura di Patrice Gautry (in foto), Capo Economista di Union Bancaire Privée