OPINIONI

Un rialzo anche lieve dell’inflazione può incidere sui rendimenti reali dei bond

Nel ciclo economico in corso, l’inflazione è stata contenuta nonostante l’abbondante immissione di liquidità da parte delle banche centrali. Ma forse alcuni dei classici fattori che hanno mantenuto l’inflazione bassa, ovvero disoccupazione, capacità inutilizzata, mancanza di potere di determinazione dei prezzi e salariale da parte delle imprese, non fanno più da freno.

È ancora difficile immaginare che questa espansione termini, a fine ciclo, con un’impennata dell’inflazione e della crescita che richiederebbe un forte rialzo dei tassi di interesse. Tuttavia, gli yield e i rendimenti obbligazionari sono così bassi che, in termini reali, possono risentire anche di un modesto incremento dell’inflazione. Sembra opportuno dunque valutare gli effetti che possono avere le obbligazioni inflation-linked su un portafoglio di investimento. Un rialzo anche lieve dell’inflazione inciderebbe sui rendimenti obbligazionari Ho imparato a non aspettarmi un’imminente impennata dell’inflazione.
La portata dell’impatto di una massiccia recessione “da bilancio” sulle dinamiche inflazionistiche è apparsa chiara negli ultimi anni, e persino la grande espansione monetaria del QE ha fatto poco per compensare le forze deflazionistiche. Fino ad ora, forse. Lentamente, l’espansione ha consumato la capacità inutilizzata. Lentamente, la crescita dei salari reali inizia a riflettere il miglioramento del mercato del lavoro.
 Eventuali interruzioni alla libera circolazione di merci e persone imposte dalla politica potrebbero produrre un effetto inflazionistico sul fronte dell’offerta qualora le spinte populiste fossero senza controllo. Con i rendimenti obbligazionari ancora bassi (tra 2,5% e 3,5% negli Stati Uniti, tra -1% e 2% in Europa), anche un modesto incremento dell’inflazione è importante per determinare il rendimento reale previsto. Il rendimento reale degli strumenti finanziari è salito negli anni ‘80 e ‘90 perché l’inflazione continuava a scendere. Un’inversione di tendenza è improbabile, ma partiamo da livelli bassissimi di rendimento reale nel reddito fisso. Un lieve rialzo dell’inflazione inciderebbe sulla maggior parte dei rendimenti del reddito fisso in termini reali.
Occhio ai linker
Le stime economiche di consensus e i breakeven nel mercato delle obbligazioni indicizzate all’inflazione non stanno indicando un aumento dell’inflazione. A me però le obbligazioni inflation-linked piacciono e, come ho sempre detto, meritano un posto nell’ambito di un portafoglio multi-asset o multi-strategia. In questo momento presentano due caratteristiche interessanti. Primo, potrebbero sovraperformare i titoli di Stato tradizionali se ci sarà un rialzo dell’inflazione, considerato che i tassi di breakeven potrebbero salire verso il livello massimo del range in caso di ulteriori rialzi dei salari. Secondo, sono un buon elemento di diversificazione del rischio, considerato che il rendimento complessivo dei titoli inflation-linked presenta una correlazione negativa con l’andamento delle azioni e del credito ad alto beta, come l’high yield e i mercati emergenti.
Tale capacità di copertura deriva dalla duration di questa asset class, mentre la capacità di fare meglio delle obbligazioni tradizionali dipende dal collegamento con l’inflazione e dal potenziale di rialzo che offre rispetto ai rendimenti nominali. Se ci aspettiamo un rialzo dell’inflazione di fine ciclo e il deterioramento della performance degli strumenti più esposti al rischio, i linker dovrebbero riportare risultati relativamente positivi in termini di conservazione del capitale.

                                                 di Chris Iggo, CIO Obbligazionario, AXA Investment Managers