OPINIONI

Occhi puntati sulle convertibili

Il 15 marzo la Federal Reserve ha messo a segno un secondo rialzo dei tassi d’interesse in tre mesi e ha ribadito che dovrebbero verificarsi aumenti ulteriori nel corso di quest’anno. Sebbene questa sia una questione imminente per gli investitori statunitensi, anche i mercati del credito europei non sono immuni da questi sviluppi.

Il precedente rialzo avvenuto nel mese di dicembre ha infatti ampiamente dimostrato come la curva dei rendimenti europea possa essere colpita da decisioni prese oltre oceano. Per gli investitori alla ricerca di alternative agli investimenti obbligazionari, ciò rappresenta un forte richiamo verso le obbligazioni convertibili. In caso di un rialzo dei tassi d’interesse, la componente opzionale delle convertibili agisce come un cuscinetto che controbilancia, in parte, l’impatto negativo sulla componente obbligazionaria. La storia ha mostrato che l’aumento dei tassi d’interesse spesso è andata di pari passo con mercati azionari rialzisti; nel corso degli ultimi 15 anni, in ogni periodo in cui il rendimento del Bund a 10 anni è salito di oltre 120 punti base, i guadagni riportati dalla componente opzionale hanno sempre più che compensato le perdite sulla curva.
Tale caratteristica è ancor più preziosa in un contesto di tassi d’interesse bassi, in cui non si può contare sul carry per controbilanciarne l’impatto negativo sul mercato del credito. In aggiunta a ciò, l’esteso programma di acquisti della Banca Centrale Europea ha causato un’alterazione sul mercato obbligazionario tradizionale, eliminando le opportunità in termini di spread e continuando a esercitare una pressione al ribasso sui rendimenti. I bond convertibili, invece, sono rimasti protetti da questo stravolgimento significativo e ciò consente a questa asset class di offrire un potenziale di valore molto più elevato rispetto ai bond corporate, ma con livelli di duration simili.
Le conseguenze di questa distorsione del mercato si possono riscontrare chiaramente nel fatto che alcune convertibili, in questo contesto di tassi d’interesse veramente bassi, caratterizzato da una situazione di ipercomprato, hanno iniziato a manifestare rendimenti più elevati rispetto ai bond tradizionali corrispondenti. Per gli investitori, ciò significa che la possibilità di partecipare senza costi al potenziale di rialzo dell’azione sottostante, rappresenta una valida alternativa a rendimenti così bassi, in un momento in cui i mercati azionari sono supportati da aspettative di crescita più elevate e da fattori favorevoli in termini di politica monetaria.

 

di Nicolas Delrue, Head Investment Specialists di Union Bancaire Privée – UBP