OPINIONI

Emergenza plastica. L’allarme

La plastica è una risorsa utile e preziosa ma l’inquinamento collegato al suo uso è distruttivo e, in definitiva, non necessario. La diffusione incontrollata di rifiuti in plastica ha un impatto negativo considerevole sull’ambiente e sugli ecosistemi ed è dannosa per la salute umana.

Inoltre, siamo fermamente convinti che abbia ricadute negative a livello aziendale, in quanto può tradursi in mancati risparmi dovuti al riciclo, come pure in danni di immagine. A fronte dell’importante cambiamento generazionale promosso dai Millennial e dalle generazioni ancora più giovani nel modo di immaginare il nostro futuro, proteggere la propria reputazione è un aspetto di crescente importanza per il successo a lungo termine di un’azienda.
Secondo il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP), in base al ritmo di inquinamento attuale, entro il 2050 nel mare troveremo più plastica che pesci (in termini di peso), dato che ogni anno si riversano negli oceani almeno 8 milioni di tonnellate di plastica. Alcuni studi hanno rivelato che metà della plastica prodotta è monouso.
Il contributo maggiore in tal senso proviene dagli imballaggi, che rappresentano quasi il 40% del consumo di plastica (il 14% dei rifiuti è costituito da contenitori per bevande, esclusi tappi ed etichette, che se inclusi innalzerebbero la percentuale). Gli uccelli e gli animali marini come le tartarughe, i delfini e le foche possono restare facilmente impigliati nei sacchetti di plastica, nelle vecchie reti da pesca e in altri rifiuti.
Al pari dei pesci, possono anche mangiare la plastica scambiandola per cibo, con gravi conseguenze in termini di denutrizione e malnutrizione e con l’ingresso della plastica nella catena alimentare umana.
Nel 2016 la Plymouth University ha pubblicato i risultati di un’indagine da cui è emerso che era stata rinvenuta plastica nel 33% del pescato nel Regno Unito, tra cui merluzzi, scombri e crostacei. L’effetto sulla salute umana del consumo di pesce contaminato, o di plastica in generale, non è attualmente noto con certezza, ma sono in corso ricerche in quest’area.
Un’analisi dell’acqua di rubinetto condotta nell’ambito di uno studio globale ha rivelato che l’83% dei campioni conteneva particelle di plastica; sulla scia di questi risultati, l’Organizzazione mondiale per la sanità (WHO) ha lanciato una ricerca sull’impatto esercitato sulla salute umana della plastica contenuta nell’acqua potabile. La gravità del problema, e la sua portata globale, hanno indotto tutti e 193 i membri delle Nazioni Unite a sottoscrivere una risoluzione nel corso dell’Assemblea dell’ONU sull’ambiente del dicembre 2017.
La risoluzione ha impegnato i firmatari a valutare l’inquinamento da plastica a livello nazionale, oltre che a esplorare possibili misure di regolamentazione. Alcuni progressi sono stati già fatti: l’UE ha lanciato una strategia sulla plastica e la Cina, che in precedenza importava più della metà dei rifiuti riciclabili prodotti a livello mondiale, ha recentemente vietato l’importazione di 32 materiali di risulta; i rifiuti industriali in plastica e le bottiglie di PET saranno inserite nella lista di esclusione entro la fine del 2018.
Politiche come queste avranno ripercussioni sulle aziende che fanno ampio uso di imballaggi in plastica. L’inquinamento da plastica è un rischio significativo per molte imprese e noi incoraggiamo le aziende a prendere misure per gestire più efficacemente l’uso di questo materiale. Nello specifico, sosteniamo gli Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) delle Nazioni Unite e, in questo contesto, invitiamo le società interessante a contribuire al raggiungimento dell’obiettivo 14.1.
Le iniziative encomiabili su questo fronte non mancano, come il UK Plastics Pact promosso dal WRAP (Waste and Resources Action Programme) e reso possibile dalla Ellen MacArthur Foundation, con 60 imprese e organizzazioni che si sono impegnate a conseguire target ambiziosi entro il 2025. La lotta alla plastica ha preso slancio e ci aspettiamo un’azione politica più incisiva in futuro.
Noi di BMO chiediamo impegni precisi alle imprese:
Ridurre la quantità di imballaggi monouso utilizzati e incrementare la quantità di materiale riciclato impiegato per produrli
Aumentare la quantità di imballaggi riciclabili o compostabili
Smettere di usare componenti monouso per imballaggi tramite la riprogettazione e l’innovazione
Adottare un approccio strategico all’implementazione
Segnalare in modo trasparente e accurato l’“impronta di plastica” e i progressi compiuti
Su questo argomento abbiamo già avviato un dialogo costruttivo con 27 società dei settori alimenti e bevande e vendita al dettaglio di cibo e prodotti di base, tra cui Nestlé, Danone, Tesco, PepsiCo e Walmart. Continueremo quest’azione di partecipazione attiva durante l’anno, coinvolgendo anche produttori di articoli per la casa e per l’igiene personale.

                                             di Emma Lupton, Analyst del Team GSI di BMO Global Asset Management