OPINIONI

Emergenti, si rafforzano le prospettive di crescita della domanda interna

A prima vista, alcuni investitori potrebbero pensare che l’azionario e l’obbligazionario dei mercati emergenti siano asset class da evitare nell’attuale contesto di mercato. In primo luogo, le aspettative del mercato riguardo ai tassi di interesse Fed sono in aumento dal settembre dello scorso anno.

L’aumento dei tassi negli Stati Uniti è solitamente una cattiva notizia per i mercati emergenti, in quanto il differenziale tra i rendimenti delle obbligazioni statunitensi ed EM si restringe e questo “carry trade” diventa meno interessante per gli investitori. In secondo luogo, è probabile che la crescita del commercio mondiale abbia raggiunto il suo apice nell’ultimo trimestre del 2017. La dinamica di crescita delle economie asiatiche emergenti esportatrici è in netto declino, come dimostra il calo degli indici dei direttori d’acquisto (PMI)
. In terzo luogo, lo sviluppo del conflitto commerciale tra gli Stati Uniti e la Cina e le preoccupazioni del mercato circa la tendenza secolare del commercio globale avviene in un momento in cui lo slancio ciclico globale si sta attenuando da alcuni mesi. Infine, la pressione sui titoli tecnologici globali è nuovamente aumentata nelle ultime settimane a causa dei rapporti sull’abuso dei dati di milioni di utenti Facebook.
Il settore IT rappresenta circa il 30% dell’indice azionario globale emergente e in particolare le azioni cinesi di tecnologia e internet sono state uno dei principali driver degli indici globali IT ed emergenti nel 2017. Sulla base di questi sviluppi ci si potrebbe aspettare che sia gli indici azionari che quelli obbligazionari emergenti siano sottoposti a forti sell-off. Tuttavia, non è così. Sebbene nel primo trimestre le azioni emergenti abbiano perso poco meno dell’1% in euro (e siano addirittura aumentate dell’1,5% in dollari), hanno ampiamente sovraperformato le altre principali regioni.
Quindi come mai i mercati emergenti superano i mercati sviluppati? Le ragioni principali sono le dinamiche di crescita positive della domanda interna degli emergenti al di fuori della Cina e le condizioni finanziarie ancora facilitanti in queste economie, che fanno ben sperare per la sostenibilità della ripresa della crescita della domanda interna per i prossimi trimestri e anni.
In altre parole, mentre i segnali di ripresa della crescita dei consumi e degli investimenti nella maggior parte dei paesi al di fuori della Cina sono in aumento, stiamo assistendo a flussi di capitale verso gli emergenti abbastanza forti da sostenere la crescita del credito. Di conseguenza, la crescita del credito emergente al netto della Cina è tornata a due cifre per la prima volta in tre anni. Riteniamo che la ripresa del credito emergente sia sostenibile, nonostante la graduale uscita dalla politica monetaria ultra espansiva dei mercati sviluppati e la probabilità che si vada incontro a un aumento della pressione sul carry trade fra paesi emergenti e sviluppati.
Le ragioni principali sono le prospettive di inflazione favorevoli fra gli emergenti, la riduzione degli squilibri esterni e di bilancio di queste economie e la tendenza al ribasso del dollaro. Questi fattori sostengono i flussi di capitali verso i paesi emergenti e aiutano quindi le banche centrali di questi paesi a mantenere la loro politica monetaria espansiva. Nelle ultime settimane, Russia, Brasile e Sudafrica hanno tagliato il loro tassi. Fino a quanto saranno più le banche centrali emergenti che riducono i tassi rispetto a quelle che li alzano, non saremo troppo preoccupati per le prospettive di crescita del credito emergente.

                                                                             di Maarten-Jan Bakkum, Senior Emerging Markets Strategist di NN Investment Partners