OPINIONI

Cinque temi chiave per investire sui mercati azionari asiatici ex Japan

L’area dell’Asia ex-Japan è stata tra i maggiori beneficiari della continua crescita globale, come riflesso anche dall’andamento dei mercati azionari nel 2017, dove la regione ha sovraperformato tutti gli altri principali mercati azionari globali e dove questa tendenza dovrebbe proseguire quest’anno.

La continua crescita globale, il miglioramento delle condizioni di business, le riforme in corso e le aspettative di consenso per un miglioramento degli utili societari sono tutti elementi che segnalano un outlook ottimistico per quest’anno. Inoltre, le valutazioni azionarie sono ancora attraenti rispetto al resto dei principali mercati azionari globali, nonostante abbiano aggiornato i massimi nell’ultimo anno. In particolare, nel corso del 2018, saranno 5 i temi chiave che saranno particolarmente influenti per i mercati asiatici azionari ex-Japan.
Le riforme del mercato cinese
In Cina il Presidente Xi Jinping sembra avere la strada spianata per andare avanti con la sua ambiziosa agenda di riforme. I principali obiettivi includono ridurre l’elevato livello di indebitamento corporate e implementare le riforme sul lato dell’offerta. Sul primo punto, sono già stati fatti dei progressi. Ad esempio, sul fronte delle società di proprietà statale (SOE) sono stati chiusi i produttori inefficienti, sono state incentivate le operazioni di M&A e alcune società poco produttive sono state fatte fallire, piuttosto che alimentare ulteriormente il debito.
Sono stati fatti passi avanti anche in termini di riforme sul lato dell’offerta per rimuovere la capacità in eccesso delle SOE inefficienti e non profittevoli. Nel corso degli ultimi due anni, la riduzione della capacità in eccesso nelle industrie del carbone e dell’acciaio, ad esempio, è stata più rapida del previsto. In generale, le riforme riflettono uno spostamento verso un contesto guidato maggiormente dal mercato.
Ciò, a sua volta, sta creando opportunità migliori in termini di rischio/rendimento per gli investitori. Il Governo cinese ha messo in chiaro che implementare riforme anche potenzialmente dolorose è una priorità chiave. Ciò potrebbe avere implicazioni negative sull’economia nel breve termine, anche se la crescita sarà comunque solida. È interessante sottolineare che il Presidente Xi non ha stabilito un target per il Pil, in quanto è più focalizzato sull’assicurare una solidità e una stabilità di lungo termine per l’economia del Paese, piuttosto che sul raggiungimento di un obiettivo numerico.
La continua rilevanza dei consumatori asiatici
I consumatori asiatici continuano a rappresentare un forte tema di investimento. La popolazione è in continua crescita, con quasi la metà della popolazione mondiale situata in Cina ed India. Il benessere sta aumentando, così come l’indebitamento delle famiglie, specialmente in Cina. Ciò non implica solamente una maggiore penetrazione in uno spettro sempre più ampio di beni e servizi, ma anche un cambiamento nei trend di consumo.
Ad esempio, il livello di indebitamento medio delle famiglie cinesi è aumentato significativamente nell’ultimo decennio. Crediamo che i consumi in Cina possano potenzialmente trainare la prossima fase di crescita in Asia per diversi anni a venire. E certamente la crescita dei salari va a sostegno di questo outlook ottimistico e continua ad agire da stimolo all’economia sul lato dei consumi.
La Cina è ora il più grande mercato retail a livello globale, ma c’è ancora molto margine di crescita. Lo shopping online e la crescita di società di e-commerce come Tencent e Alibaba indicano che i consumatori si stanno rivolgendo sempre più ad internet per acquistare un paniere sempre più ampio di beni e servizi.
Innovazione e progresso tecnologico
Un altro tema chiave in Asia è rappresentato dalla rapida crescita ed evoluzione delle nuove tecnologie che, a nostro avviso, proseguirà per molti anni. Un tempo il focus era su computer tradizionali, tablet e cellulari, mentre ora la nuova frontiera della tecnologia avanzata include aree come l’automazione, la realtà aumentata e l’intelligenza artificiale.
Nei nostri portafogli asiatici, puntiamo a catturare l’innovazione in vari modi. L’internet delle cose, ad esempio, è un tema di investimento chiave, in quanto miriamo a cogliere la rapida crescita nella connettività tra network che include elettronica, software, sensori, attuatori e altra componentistica necessaria per incrementare la connettività di device, apparecchiature, automobili e altro.
Inoltre, cerchiamo di individuare business interessanti che, in virtù delle loro tecnologie uniche e innovative, presentano un potenziale di crescita di lungo termine. Un altro metodo è quello di aumentare la nostra esposizione ai semiconduttori: tutte le tecnologie, dai pc ai cellulari, dalle auto elettriche ai robot, richiedono microchip per funzionare e crediamo che le aziende leader in questa tecnologia detengano un notevole vantaggio competitivo in questa industria.
La politica monetaria statunitense
Un’altra tematica centrale per l’Asia nel 2018 sarà l’impatto potenziale dell’aumento dei tassi negli Stati Uniti. Storicamente, l’inasprimento monetario è stato negativo per le economie asiatiche: tassi più alti implicano rendimenti più elevati sugli asset statunitensi e incentivano il rimpatrio di capitale investito altrove, provocando un rafforzamento del dollaro. In passato, questa inversione nel flusso internazionale di capitali ha drenato le economie asiatiche, specialmente quelle del Sud-Est asiatico, a causa del rapido deprezzamento delle valute locali.
Oggi, però, lo scenario in Asia è molto diverso. I tassi di interesse reali sono su livelli relativamente elevati rispetto a quelli statunitensi, i deficit delle partite correnti di molti Paesi sono in surplus e le valute sono generalmente stabili e offrono un cuscinetto solido contro il rialzo dei tassi. Di conseguenza, a differenza che in passato, le Banche Centrali asiatiche non dovranno necessariamente rispondere a loro volta con dei rialzi dei tassi che potrebbero minare la crescita.
Tuttavia, se negli Stati Uniti i tassi saliranno più del previsto o a un ritmo più veloce di quello prezzato dal mercato, allora le economie asiatiche andranno sotto pressione. Il nostro scenario base, però, prevede una normalizzazione contenuta e graduale e in questo tipo di scenario le economie e i mercati dell’Asia verranno impattati solo minimamente.
India, un altro mercato asiatico in piena fase riformista
La Cina non è l’unico Paese asiatico ad aver intrapreso riforme significative. Il Primo Ministro dell’India, Narendra Modi, ha già raggiunto diversi dei suoi obiettivi principali, incluso lo schema di demonetizzazione volto a ridurre la corruzione e l’introduzione di una tassa onnicomprensiva per beni e servizi. Il Governo ha anche intrapreso una ricapitalizzazione da $32 miliardi delle grandi banche di proprietà statale, molte delle quali sono appesantite da prestiti corporate non performanti.
Queste misure non sono state sempre implementate nella maniera più chiara e costruttiva possibile e hanno anche provocato volatilità sui mercati, ma a nostro avviso non ci sono dubbi che il Governo sia impegnato nel portare a termine le riforme necessarie per assicurare al Paese una solidità economica di lungo termine.

di Ahn Lu, Porfolio Manager, Asian ex-Japan Equity Strategy, T. Rowe Price