Mercati

Tassi negativi, meglio puntare sull’Asia emergente

Per la Banca Centrale Europea e per la Bank of Japan, la reazione iniziale all’esperimento di tassi d’interesse negativi non ha funzionato come avrebbe dovuto.

L’idea di spingere gli oneri finanziari al di sotto dello zero si contrappone a una teoria economica ragionevole. Tali politiche monetarie, infatti, oltre a scoraggiare l’idea che il valore futuro del denaro debba essere maggiore del valore netto delle riserve, hanno un impatto negativo sulle banche poiché i costi difficilmente vengono trasmessi ai depositanti, abbassando quindi la redditività derivante dalla concessione di prestiti.Tutto ciò ha pesato sui mercati per gran parte del 2016. La pressione di mercato deriva da un calo della fiducia che le banche centrali dei Paesi sviluppati abbiano i mezzi per controbilanciare la pressione deflazionistica. Tuttavia, a nostro avviso, c’è un gap tra le competenze delle banche centrali e le aspettative di mercato. Le banche centrali sono prestatori di ultima istanza, istituendo politiche che da sole non risollevano l’economia, ma che però forniscono dei parametri favorevoli per la crescita. Oltre a quantificare la credibilità delle banche centrali, gli investitori dovrebbero anche prendere in considerazione altri due fattori: le dinamiche economiche e gli eventuali benefici derivanti da un ulteriore anno caratterizzato da prezzi dell’energia bassi. Queste tre qualità sono presenti in gran parte dell’Asia emergente.
Nel Sud Est asiatico, le banche centrali continuano ad adottare un approccio indipendente e prudente per assicurare la stabilità economica. Il governatore della Banca Centrale Indiana (RBI), Raghuram Rajan, ha intenzione di ricostruire le riserve in valuta estera al fine di tenere sotto controllo il livello dell’inflazione. La Banca Centrale Indonesiana, ad oggi, ha tagliato i tassi d’interesse due volte per dare una spinta alla crescita. Amando Tetangco, governatore dell’Istituto Centrale delle Filippine è stato determinante per il controllo dei prezzi degli asset fisici, mentre il governatore della banca centrale della Malesia, Zeti Akhtar Aziz, ha il dovere di assicurare l’autonomia della banca da qui in avanti.
Grazie al supporto di politiche monetarie ragionevoli da parte delle banche centrali, l’outlook per la crescita dell’economia asiatica resta incoraggiante. Anche se con un’espansione al di sotto degli anni precedenti, l’economia dell’area continua a dimostrare una resilienza grazie alla domanda interna. Nel 2015, India e Filippine che sono stati i Paesi che hanno tratto principalmente vantaggio dalla caduta dei prezzi del petrolio, hanno visto rispettivamente una crescita del 7,1% e del 5,7%. L’Indonesia ha assistito a un’espansione del 4,7%, sulla scia di un miglioramento del disavanzo delle partite correnti. La Malesia, produttore netto di materie prime, è cresciuto del 4,9% in quanto il consumo privato ha controbilanciato il calo dei prezzi dell’energia.
Nell’Asia Emergente le famiglie di classe media traggono vantaggio da prezzi del petrolio deboli dato che i Paesi di questa regione sono importatori netti di energia. La continua debolezza dei prezzi del petrolio a livello globale, poi, dovrebbe consentire alle banche centrali di quest’area un maggiore margine di manovra per sostenere l’economia. Misure basate su tassi d’interesse reali e positivi sono più efficaci per stimolare la domanda e quindi gli investitori dovrebbero continuare a preferire mercati in cui le banche centrali operano in un ambiente favorevole per l’economia. Non dovrebbe sorprendere che nel bel mezzo della correzione verificatasi a inizio anno a causa delle politiche globali proposte dalle banche centrali dei Paesi sviluppati, l’azionario asiatico abbia invece sovraperformato. Supportati da un rafforzamento delle valute contro il dollaro, gli investitori si stanno avvicinando ai Paesi del Sud est asiatico, poiché l’aumento del commercio intra regionale e l’esposizione relativamente più bassa al ciclo economico globale diventa più prezioso in un contesto di volatilità.

Commento a cura di Christopher Chu, fund manager azionario Asia di Union Bancaire Privée – UBP