Mercati

Mercati, un inizio d’anno febbrile

Spesso i buoni propositi per il nuovo anno sono l’occasione ideale per iniziare a riempire una pagina bianca, anche se non è poi così semplice in ambito economico e di mercati!

Il 2019 si apre, infatti, in preda agli stessi dubbi che hanno contraddistinto la fine del 2018 con la prima settimana dell’anno che ha chiuso in positivo ed è stata scandita da eventi di natura complessivamente contrastante.

In Cina, i timori di un forte rallentamento della crescita sono sempre più evidenti, rafforzati tra l’altro dalla pubblicazione all’inizio della scorsa settimana di PMI manifatturieri molto deludenti.

L’indice ufficiale, e quello dell’agenzia Caixin, sono scesi sotto la soglia dei 50 che fa da spartiacque tra espansione e contrazione delle attività.

Il PMI dei servizi rimane positivo, anche se la brusca frenata nelle attività manifatturiere non permette di dissipare i dubbi che attanagliano l’economia cinese, a maggior ragione se si considera la guerra commerciale in atto da qualche mese.

La delusione provocata da questi dati è stata però in parte controbilanciata dagli annunci della Banca Centrale Cinese (PBoC) che ridurrà le riserve obbligatorie dell’1% (in due tempi) entro fine gennaio. Di fronte al rallentamento della crescita le autorità sembrano quindi decise, attraverso la PBoC, a implementare delle misure di sostegno.

Tuttavia, i dubbi relativi all’economia cinese non si fermano alle frontiere dell’Impero di Mezzo. In parte, sono anche responsabili di un altro evento: il primo warning in 15 anni sulle vendite di Apple. La società della Mela ha in effetti rivisto a ribasso i suoi obiettivi di fatturato per il primo trimestre dell’esercizio 2018/2019.

Se Tim Cook, CEO di Apple, ha parlato della saturazione del mercato degli smartphone ha anche ammesso di aver sottostimato il rallentamento dell’economia cinese. Questo profit warning per uno dei giganti della Tech americana, il cui titolo ha ceduto il 10% circa, ha trascinato verso il basso i mercati americani già confrontati con dati macroeconomici deludenti.

In particolare, l’ISM manifatturiero a 54,1 si è rivelato di gran lunga inferiore alle attese (57,5) e in forte calo rispetto al mese precedente (59,3). Questa flessione (5,2 punti in un mese) si è rivelata peggiore due volte soltanto nel corso del secolo, a fine 2008 in piena crisi finanziaria e a seguito degli attentati dell’11 settembre nel 2001.

Nonostante la portata della flessione va detto che il dato si attesta nuovamente a un livello più coerente con le previsioni di crescita del PIL americano per il 2019 (tra il 2,25 e il 2,7%). Si avvicina tra l’altro al PMI manifatturiero pubblicato da Markit che, a 53,8, si dimostra allineato sulle previsioni (53,9).

Il PMI dei servizi, dal canto suo, ha superato le attese a 54,4 a fronte di un fatturato atteso stabile a 53,4, che ha in qualche modo rassicurato gli investitori venerdì scorso.

Le molte aree di fragilità rimangono di attualità all’inizio dell’anno. Tuttavia, la scorsa settimana si è chiusa su una notizia positiva: durante un intervento ad Atlanta venerdì scorso, Jerome Powell ha indicato che, se necessario, la Fed sarebbe disposta a modificare la politica di riduzione della dimensione del suo bilancio. Il mercato aveva sperato in questo annuncio al momento del rialzo dei tassi a dicembre. E’ quindi ipotizzabile una leggera schiarita all’orizzonte?

di Olivier De Berranger, Chief Investment Officer di La Financière de l’Echiquier