Mercati

Azioni russe, 5 motivi per essere ottimisti

Le azioni russe hanno sovraperformato i mercati emergenti nel 2018. A nostro avviso, ciò si potrebbe ripetere nel 2019.

1. La minaccia delle sanzioni non è così negativa come molti pensano

Per lungo tempo abbiamo sostenuto che è molto difficile imporre davvero sanzioni alla Russia. E sebbene le sanzioni possano incidere sui prezzi degli attivi russi, ciò tende a colpire di più gli investitori occidentali che quelli russi, che tendono ad avere un’esposizione relativamente limitata al loro mercato azionario interno.

Affinché le sanzioni incidano con efficacia sull’economia russa, l’Occidente dovrebbe limitare le esportazioni di idrocarburi del Paese. Ciò è altamente improbabile, dato il livello di dipendenza dell’Europa da petrolio e gas russi.

Curiosamente, ritengo che la completa eliminazione delle sanzioni costituirebbe per le istituzioni russe un problema più complesso di quanto sia gestire le attuali limitazioni. Infatti, avendo contribuito a mantenere il rublo debole, le sanzioni hanno paradossalmente contribuito a mantenere il bilancio del governo in attivo, visto che le sue spese sono in una valuta locale depressa, mentre i ricavi sono in valuta forte.

Un allentamento delle sanzioni potrebbe condurre a un significativo apprezzamento del rublo, che è l’opposto di quanto vogliono i responsabili della politica russa.

2. Ci sono alcune buone notizie sul fronte geopolitico

Fino a poco tempo fa, si temeva un significativo aumento delle tensioni nella città siriana di Idlib in cui la Russia è pesantemente coinvolta al fianco del regime di Assad per sconfiggere i ribelli islamici. Tuttavia, un accordo tra Russia e Turchia per evitare un’offensiva militare è motivo di speranza, nonostante l’effetto solo temporaneo.

Ovviamente, ci sono altri rischi, in particolare quello che il Regno Unito imponga ulteriori sanzioni ai soggetti e alle aziende con legami con la Russia in risposta all’avvelenamento di Skirpal e che gli Stati Uniti scatenino i loro attacchi se non saranno rese note le prove dell’interferenza russa durante le elezioni di metà mandato del 2018. Anche i conflitti con l’Ucraina si sono in qualche misura intensificati recentemente, ma siamo convinti che non siano destinati a incidere sui fondamentali economici o societari.

Inoltre, a nostro avviso la Russia pare decisa a portare avanti la sua partecipazione al cartello OPEC+, che dovrebbe stabilizzare i prezzi del petrolio nel prossimo anno.

Il successo della regola fiscale e di una politica monetaria prudente durante lo scorso periodo di prezzi del petrolio elevati ha favorito lo sganciamento del rublo dal petrolio, aumentando le riserve estere. Di conseguenza, e come indicato nel grafico sotto riportato, il rublo non ha perso terreno di pari passo con il prezzo del petrolio da ottobre 2018 in poi.

di Hugo Bain, Senior Investment Manager di Pictet Asset Management