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Azionario Usa al capolinea, è il momento di andare corti

Il potenziale rallentamento dell’economia americana potrebbe trasformarsi in recessione. Le conseguenze sull’azionario Usa

azionario Usa

“La Fed sostiene di poter aumentare i tassi nel 2019 e nel 2020 perché l’economia americana è così solida da poter assorbire un aumento del costo del debito. In realtà, l’economia americana ha di fronte a sé un periodo di rallentamento che rischia di trasformarsi in recessione da eccesso di debito entro 12 mesi. Per tutelarsi, si possono prendere posizioni ribassiste sull’azionario Usa”.

È l’analisi di Maurizio Novelli, gestore del fondo Lemanik Global Strategy. La percentuale di credito speculativo negli Stati Uniti ha raggiunto livelli mai visti nella storia dell’economia americana. Il ciclo attuale è basato prevalentemente su una forte espansione del credito al consumo, che sostiene il 30% della domanda interna e che a sua volta contribuisce al 75% del Pil.

Oltre un quarto del credito al consumo è subprime, le emissioni di obbligazioni speculative sono ormai il 45% di tutte le emissioni, i leverage loans (prestiti a società già molto indebitate) sono ai massimi di tutti i tempi e circa il 50% di quelli in essere servono solo a rifinanziare il debito e non riescono quindi a finanziare un business in grado di generare nuovi profitti.

Un’economia che cresce solo grazie al debito per consumi non è in realtà così forte come appare perché dipende solo da quanto costa il finanziamento di una crescita ormai quasi totalmente finanziata. Nel momento in cui il ciclo del credito rallenta o il suo costo aumenta, la forza dell’economia si dissolve in breve tempo e il ciclo cede rapidamente.

La curva dei rendimenti si appiattisce

“Il motivo per il quale la curva dei rendimenti Usa si appiattisce deriva da questo e gli investitori che operano sui treasuries si aspettano l’inversione della curva e si preparano già ora alla prossima crisi. L’appiattimento della curva dice che siamo al picco del ciclo espansivo e quindi il mercato azionario americano si trova in realtà in un’area di vendita e non di acquisto”, spiega Novelli.

“Il problema oggi non è dunque se avremo una recessione, ma se il sistema sarà in grado di reggerla”. Tutte le recessioni e i problemi conseguenti che abbiamo avuto nelle precedenti fasi di crisi sono stati procurati dall’eccesso di credito speculativo circolante nel sistema. Più sono lunghi i periodi di tassi d’interesse troppo bassi, maggiore sarà la dimensione del credito speculativo che si crea nell’economia e più profondo sarà il fenomeno del deleverage successivo. Tutto questo trova conferma nell’attuale situazione economico finanziaria.

“In questo scenario fatto di propensione al rischio piuttosto alta e fragilità del sistema, manteniamo le posizioni short sui mercati azionari, perché mai come ora nella storia sono stati così strettamente correlati al ciclo del credito speculativo. La crisi dei paesi emergenti è poi una buona opportunità per acquisti selettivi su azioni e obbligazioni”, conclude Novelli.
“Rimaniamo poi decisamente negativi sulle prospettive del dollaro, perché la curva dei rendimenti Usa rischia di invertirsi nel corso del 2019. La posizione valutaria resta comunque al momento neutrale alla luce dei recenti sviluppi sulle politiche fiscali in Italia, che rischiano di creare pressioni negative sull’euro. Infine, manteniamo posizioni long sull’oro”.