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Ecco perché lo yen beneficerà dello stallo Usa-Cina

Il taglio delle previsioni sull’inflazione ad opera della Bank of Japan per il 2019 non sembra preoccupare gli investitori che continuano a favorire lo yen come moneta rifugio,

soprattutto dopo che il presidente Trump nel suo Discorso allo Stato dell’Unione non ha fornito alcun aggiornamento circa eventuali progressi dei colloqui in corso con la Cina per trovare un accordo commerciale prima della scadenza fissata il prossimo mese e ribadita da Trump stesso (2 marzo).

Al contrario, sembrerebbe che le autorità Usa stiano cercando di rafforzare le loro motivazioni per arrivare all’estradizione del CFO di Huawei Meng Wanzhou introducendo leggi sanzionatorie motivate dall’ esigenza di sicurezza nazionale contro il colosso cinese delle telecomunicazioni ZTE, accusato di sospetto spionaggio.

Decisamente una notizia non positiva per gli investitori in attesa di una risoluzione rapida tra Washington e Pechino. Probabilmente ci sono buone ragioni per non essere tranquilli, dal momento che anche nel discorso di ieri il Presidente degli Stati Uniti ha ricordato la necessità di investire in industrie innovative e che sappiano cogliere le tendenze del futuro, includendo naturalmente i settori dell’Intelligenza Artificiale e le reti di quinta generazione, lasciando chiaramente intendere come la Cina sia ormai il rivale numero uno nella battaglia dello sviluppo tecnologico.

Tutto questo non sembra favorire i prossimi colloqui ufficiali che dovrebbero tenersi la prossima settimana a Pechino tra il Segretario del Tesoro Steven Mnuchin e i suoi omologhi cinesi e che vedranno sul tavolo temi relativi alla protezione della proprietà intellettuale e le riforme strutturali (come l’accesso al mercato).

Di conseguenza, il recente movimento al rialzo della moneta giapponese suggerisce che l’ottimismo degli investitori è giunto ad un punto morto, per quanto anche l’economia del Sol Levante non sia nemmeno essa al riparo dalla politica trumpiana dell’”America First”: infatti la sua recente menzione al Congresso circa la possibilità di far passare un accordo reciproco sulle tariffe (che dovrebbe fornire la base di discussione nel corso di una futura negoziazione sulle tariffe con Paesi terzi) mostra chiaramente come anche il continente europeo e il Giappone, alleati storici e di lunga data degli Usa, potrebbero diventare nuovi obiettivi di questa cinica strategia commerciale.

di Vincent Mivelaz, analista di Swissquote