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Continua la fame di bond

USA/CINA: le indiscrezioni di FT on line su un parziale ripensamento degli USA in vista del secondo round di negoziati con la Cina a Washington previsti per il 30/31 gennaio hanno pesato sui listini azionari Usa, che solo in minima parte hanno recuperato sul finale di seduta dopo la smentita del consigliere economico della Casa Bianca Kudlow.

Gli Usa stanno cercando infatti di avere rassicurazioni sulle promesse cinesi sui tanti fronti aperti in tema di scambi commerciali /proprietà intellettuale. Di conseguenza gli operatori nei prossimi giorni presteranno verosimilmente molta attenzione sia all’evoluzione della fase pre-negoziale e poi all’andamento dei negoziati stessi del 30/31 gennaio. L’altro fattore importante sarà la riunione della Fed del 30 gennaio, che sarà seguita da conferenza stampa.

Gli operatori cercheranno di avere l’ennesima rassicurazione sulla pausa della fase di rialzo tassi a marzo, ma probabilmente saranno molto attenti anche ad ogni riferimento che Powell farà sul tema della riduzione del bilancio. L’obiettivo finale degli operatori potrebbe infatti essere non solo e non tanto la pausa sul fronte tassi, ma anche e soprattutto l’arresto della riduzione del bilancio a causa dell’elevato drenaggio di liquidità che comporta con tutti i relativi rischi connessi soprattutto per il mondo corporate Usa.

OPERATIVAMENTE: la fase più favorevole sui mercati di gennaio diametralmente opposta rispetto a quella di novembre/dicembre, potrebbe trovare una fase di stabilizzazione nel mese di febbraio. Una volta portato a casa l’arresto della fase di rialzo tassi, gli operatori potrebbero infatti puntare all’altro più importante obiettivo ossia le mosse della Fed in tema di bilancio. Tutto questo potrebbe comportare nei prossimi mesi un andamento molto volatile con alternanza frequente e repentina di fasi con accentuati toni di ottimismo ad altre di segno diametralmente opposto.

ITALIA/SPREAD: la sete di emissioni governative (oltre che corporate) continua ad essere molto elevata, come testimoniato dall’ennesimo ottimo risultato dell’emissione del nuovo decennale spagnolo, collocato per 10Mld€ a fronte di una domanda di circa 47Mld€, facendo seguito all’altrettanto ottima emissione del nuovo BTP 15 anni della scorsa settimana anche esso emesso per 10 Mld€ a fronte di una domanda di circa 35Mld€. Nel mese di gennaio 2019 complessivamente la domanda verso i bond governativi di Italia, Portogallo e Spagna si è attestata complessivamente al nuovo record (a parità di stesso mese) 106Mld€, risultando in rialzo di circa il 15% rispetto a gennaio 2018.

Nel caso dell’emissione del bond spagnolo di ieri inoltre si è registrato un significativo incremento della domanda asiatica, pari a circa il 12% del totale, vs lo 0,7% dello scorso anno su un’emissione simile. A favorire un così corposo flusso di domanda è in generale la percezione della ripresa nel corso dell’anno di un anno all’insegna di tassi mediamente in discesa sulla parte a lungo termine, grazie anche al possibile nuovo intervento della BCE tramite TLTRO verosimilmente nella riunione del 7 marzo ma che potrebbe essere fatta percepire come molto vicina già nella riunione BCE di domani (se ad esempio Draghi enfatizzerà che la crescita sta rallentando molto più del previsto)

L’elevata domanda potrebbe in parte ricollegarsi anche alle necessità dei gestori di ribilanciare i portafogli rimettendo la quota di titoli “periferici” (in particolare dell’Italia) più vicini alla neutralità rispetto ai rispettivi benchmark.

OPERATIVAMENTE: dopo la riunione BCE di domani, il mese di febbraio sarà chiamato a fare il punto sulla tenuta dell’ottima domanda di bond emersa a gennaio. Una volta soddisfatta la forte fame di bond al fine anche di ribilanciamento dei portafogli, a febbraio lo spread potrebbe registrare una fase temporanea di lieve allargamento fino ad area 280pb, prima di riprendere il sentiero verso il target in area 200/200 pb dopo l’annuncio della TLTRO ipotizzata il 7 marzo. L’andamento di mercato ipotizzato per febbraio potrebbe essere la risultante di un atteggiamento degli operatori più selettivo dopo aver saziato a gennaio la “fame” di bond.

di Antonio Cesarano, Chief Global Strategist, Intermonte SIM