Hedge Fund

Prove di inversione per l’Italia degli hedge fund

I flussi verso le strategie hedge non si arrestano e nel terzo trimestre 2013 fanno segnare nuovi record. Mentre l’industria mondiale degli hedge raggiunge i 2.509 miliardi di dollari, grazie a 23,5 miliardi di raccolta netta,principalmente confluiti sui fondi hedge americani, in Europa non si arresta neppure la corsa dei fondi Ucits alternativi (i fondi comuni con passaporto europeo che adottano strategie di gestione di tipo absolute return, tipiche degli hedge fund), che secondo le stime di MondoAlternative, sono riusciti ad attrarre 3,3 miliardi di euro di nuovo denaro nel terzo trimestre del 2013, portando così la raccolta da inizio anno a 16,7 miliardi.

Continuano, invece, i deflussi dai fondi di fondi, che anche nel terzo trimestre del 2013 registrano riscatti per 2,5 miliardi di dollari (12,1 da inizio anno). Il patrimonio totale si attesta a quota 652,2 miliardi di dollari.

I primi segni di inversione di tendenza
Diversamente da quanto sta accadendo nel mondo, per la prima volta dal 2007 in Italia l’industria degli hedge, costituita principalmente da fondi di fondi, registra un dato di raccolta positivo. Nel terzo trimestre del 2013, infatti, sono entrati nel settore 27,7 milioni, dato piccolo ma significativo. Gli asset totali ammontano a fine giugno a 4,5 miliardi.
Le Sgr che gestiscono fondi hedge di diritto italiano sono 29 a fine settembre 2013 per un totale di 53 fondi di fondi, 3 fondi di fondi misti e 18 fondi single manager. Le prime Sgr per patrimoni gestiti sono Pioneer Im (622,4 milioni), Hedge Invest (614,4 milioni) e Global Selection Sgr (580,7 milioni). Seguono, al quarto e quinto posto, Tages Capital Sgr (528,6 milioni) e Kairos Partners Sgr (469,6 milioni).

Gli Ucits alternativi
Anche i fondi Ucits alternativi gestiti o in delega di gestione a Sgr italiane, secondo i dati raccolti da MondoAlternative, crescono nel terzo trimestre del 2013 e raggiungono quota 4,1 miliardi, in rialzo di 200 milioni rispetto al dato di fine giugno. Anima Star Europa Alto Potenziale (strategia Long/short equity) è il più grande fondo single manager grazie a un patrimonio di 459 milioni ed è seguito da Anima Star High Potential Europe, con 456,9 milioni di euro (Long/short equity) e da Kairos International Sicav Selection con 317.7 milioni (Long/short equity). Anima Flex 50 è invece il fondo di fondi più grande (378,4 milioni), seguito da Kairos International Sicav Multi Strategy Ucits (171,9 milioni) e Tages Capital Sicav Global Alpha Selection (109,3 milioni).
Anche le case di gestione europee e mondiali stanno puntando molto su questo settore in Italia: secondo i dati di MondoAlternative, infatti, sono 332 i fondi comuni a strategia hedge autorizzati alla distribuzione, e gestiscono 88,2 miliardi. Al 30 settembre, gli asset gestiti dai fondi Ucits alternativi single manager, autorizzati alla distribuzione in Italia, superano gli 85 miliardi di euro: per l’esattezza sono pari a 86,3 miliardi di euro, in rialzo rispetto agli 84,9 miliardi di euro registrati a fine agosto.
Nel dettaglio, la quota maggiore dei patrimoni in gestione è detenuta dai fondi Fixed income che rappresentano il 33,7% (ovvero 29,1 miliardi) del totale degli Aum dei prodotti Ucits autorizzati nella Penisola. Pimco Gis Unconstrained Bond Fund (10,5 miliardi), Jb Absolute Return Bond (7,6 miliardi), Jb Absolute Return Bond Plus (2,6 miliardi) sono i fondi più rappresentativi del comparto.
Gli Ucits Long/short equity, autorizzati alla vendita nel Bel Paese, amministrano, a fine settembre, un patrimonio di 14 miliardi (16,2% è la loro quota di mercato). La graduatoria dei singoli fondi, per massa gestita, è aperta da Schroder Gaia Egerton Equity con 1,1 miliardi. Al secondo posto, Cf Odey Uk Absolute Return Fund, che amministra 1 miliardo, mentre Marshall Wace Developed Europe Tops Fund occupa la terza posizione con 928 milioni.
A seguire, i gestori Equity market neutral gestiscono 7,4 miliardi (8,6% del totale). La testa della classifica del comparto è dominata da Bsf European Absolute Return (1,6 miliardi), Absolute Insight Equity Market Neutral Fund (1,3 miliardi) e Glg European Equity Alternative (967 milioni).
A fine settembre, i prodotti Multistrategy, autorizzati in Italia, si piazzano in quarta posizione grazie a un patrimonio in gestione pari a 7,1 miliardi (8,2% è la loro quota di mercato). In questo caso, la graduatoria per asset vede al numero uno Standard Life Inv Global Absolute Return Strategies Sicav Fund (5,6 miliardi), seguito da Mlis Aqr Global Relative Value Ucits Fund (342 milioni) e da Parworld Multi Strategy High Vol (275 milioni).
Chiudono il quintetto di testa gli Ucits Global macro, che vantano una massa gestita di 4,9 miliardi, a cui corrisponde una market share del 5,6 per cento. Il podio del comparto è composto da Gam Star Global Rates (1,5 miliardi), Zest Global Strategy Fund (509 milioni) e Ac Risk Parity 7 Fund (455 milioni).
Per concludere, il patrimonio controllato dai fondi di fondi Ucits alternativi autorizzati alla distribuzione in Italia, al termine del nono mese del 2013, totalizza 1,9 miliardi. In testa Cs Solutions (Lux) Prima Multi Strategy (644 milioni), Kairos International Sicav Multi Strategy Ucits (172 milioni) e Cs Solutions (Lux) Dow Jones Credit Suisse AllHedge Index (128 milioni).

Le performance
Allargando l’orizzonte temporale all’intero periodo di vita dei fondi hedge italiani, si nota come nel lungo periodo i fondi di fondi abbiano retto alle intemperie dei mercati azionari (bolla internet, crisi dei mutui subprime, crisi dei debiti sovrani), portando a casa un rendimento di +24,22% (da gennaio 2002 a settembre 2013) secondo l’Ma-Eurizon FdF Indice Generale (Ew), mentre in Europa l’indice Eurostoxx è cresciuto del 29,26% e in Italia il Ftse Mib è arretrato del 14,77 per cento. Interessante inoltre constatare che, se nel lungo periodo l’obbligazionario globale ha un rendimento superiore (+38,92% il JP Morgan GBI Global in Euro), nel 2013 i fondi di fondi hedge risultano decorrelati, in quanto crescono a fronte dell’obbligazionario globale in perdita del 5,51%: un dato di buon auspicio nel caso i tassi dovessero proseguire nella risalita iniziata ad aprile di quest’anno.