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Conti correnti: più della metà delle richieste sono online. I dati di ConfrontaConti.it

Scritto da  Lunedì, 25 Giugno 2018 12:36
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Non si ferma il processo che ha portato i conti correnti al ruolo di vero e proprio salvadanaio della liquidità degli italiani. Lo dicono i dati dell’Osservatorio di ConfrontaConti.it, che nei primi 5 mesi dell’anno registrano la media del saldo a 12.548 euro, contro i 12.346 euro della seconda parte del 2017.

Più della metà delle richieste di conti sono online, i 53,6% (52,3% nel semestre precedente), mentre il 38,7% domanda un conto online ma che consente di operare anche in filiale. Ancora una piccola percentuale, il 7,7%, preferisce mantenere la relazione con la banca e avere un conto tradizionale. Il conto online è in questo momento l’unica possibilità per un utente di avere uno strumento di gestione della liquidità a costo zero.

Sempre più over 55 digitali
Il target dei conti online è sempre più maturo: fra gli utenti con più di 55 anni è il 45,8% che sceglie un conto da gestire via web, mentre tra coloro che hanno un’età ricompresa tra i 41 e i 55 anni, è il 54,4% la percentuale più digitalizzata. Il saldo è sempre più attivo. Quasi un terzo dei correntisti italiani ha sul conto corrente una disponibilità media superiore ai 10.000 euro. Per contro, il 19,1% detiene un saldo medio tra i 1.000 e i 3.000 euro. A crescere sono invece gli intervalli tra i 3.000 e i 5.000 euro e tra i 5.000 e i 10.000 euro, che misurano a maggio il 18,1% e il 17% rispettivamente. Con quale frequenza gli italiani usano il conto corrente? Si chiama operatività e va da un minimo di 20 operazioni, a un massimo di 150, si passa attraverso un’operatività media che riguarda il 45,3% dei conti in essere nel nostro Paese. In quanti richiedono lo scoperto di conto?
Solo il 9,2%, contro un 90,8% di utenti che invece non ritengono di averne bisogno. Interessante notare come lo stesso costituisca un servizio più utilizzato nel sud Italia, con l’11,3% delle richieste, e meno al Nord, che rimane all’8,35%. Conti deposito: più risparmi, meno vincoli
Il campione analizzato rivela una netta propensione per i depositi non vincolati, ma registra un aumento nelle somme depositate. I dati sono in linea con quanto rilevato nei mesi scorsi. Nella precedente analisi, abbiamo evidenziato la fiducia dei risparmiatori a vincolare a lungo termine le somme investite, con il 16,9% dei depositi di durata superiore ai 36 mesi.
E’ una cifra record, in rapporto ai dati dello stesso periodo dell’anno precedente, fermi al 6,1% del totale. In particolare, il 42,5% dei conti ha una durata dai 7 ai 12 mesi e il 10,3% dai 13 ai 24 mesi. Chi opta per il deposito vincolato, lo fa sempre più spesso per un periodo compreso tra i 25 e i 36 mesi, spesso oltre. Le percentuali chiarificano in maniera molto evidente questa affermazione: i depositi vincolati tra i 25 e i 36 mesi ammontano al 10,6% del totale, contro il 6,7% dello stesso periodo dell’anno precedente.
I depositi vincolati per oltre 36 mesi raggiungono quota 16,6% del totale, più del doppio dello stesso periodo del 2017, quando si aggiravano intorno al 5,8%. In aumento i depositi superiori a 50.000 euro: rappresentano il 31,8% del totale, contro il 28,1 del primo semestre del 2017. Perché questo cambio di rotta? In parte è attribuibile ai rendimenti in crescita, in parte al fatto che, in molti casi, anche di fronte a un deposito vincolato è sempre possibile, senza costi aggiuntivi, disporre delle somme sul conto.
Volendo tracciare il profilo tipo, sulla base dei dati raccolti nell’Osservatorio ConfrontaConti.it: la maggior parte dei richiedenti risiedono al Nord (70,8% del totale) e sono over 55 (il 45,3% del totale).

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