ECONOMIA

Crescita solida, ma i rischi sono sempre più numerosi

La recente correzione del renminbi cinese, secondo l’analisi settimanale di Amundi SGR sui mercati, sembra essere stata causata perlopiù da fattori a breve termine. La valuta cinese si è stabilizzata un po’ negli ultimi giorni grazie ad alcuni messaggi più chiari inviati dalla PBoC.

Le autorità, anche se sembrano aver accettato la maggior flessibilità del RMB, sono comunque pronti a intervenire per evitare i rischi sistemici in caso di bisogno. I fondamentali non supportano una forte svalutazione. Non pensiamo che la Cina utilizzerà l’arma della svalutazione del RMB nella guerra commerciale contro gli Stati Uniti perché potrebbe finire col ritorcersi soprattutto contro se stessa. Se il dollaro rimane attorno ai livelli attuali, anche il RMB potrebbe stabilizzarsi ai livelli osservati in questi giorni. Per fronteggiare le incognite future, la Cina sta ulteriormente affinando la sua politica per gestire i rischi a breve termine mentre porta avanti le sue riforme strutturali a medio termine. Per quanto riguarda la politica monetaria, mentre prima si parlava di una liquidità “stabile”, ora si parla di garantire una liquidità “sufficiente”. In futuro la Cina potrebbe adottare altre misure.
L’analisi della settimana
All’inizio dell’anno abbiamo previsto un rialzo graduale e progressivo dei tassi lunghi a seguito di un contesto economico favorevole e di una politica monetaria meno accomodante. Il rendimento dei bund decennali tedeschi è salito a 0,75% a febbraio, ma nelle ultime settimane è ridisceso allo 0,30%. Da inizio anno i tassi americani sono saliti, ma lo scarto molto debole tra i tassi a breve e a lunga scadenza suscita degli interrogativi.
Questo calo dei rendimenti è stato provocato dalla fuga degli investitori verso i beni rifugio. I nostri economisti continuano a prevedere una solida crescita globale, ma i rischi che pesano su questo scenario sono sempre più numerosi.
Gli investitori sono preoccupati (1) dell’impatto di una guerra commerciale sulla crescita, l’inflazione o il tasso di cambio (2) delle tensioni sulle valute dei Paesi emergenti e (3) dell’aumento del rischio politico in Europa. Il secondo trimestre è stato il peggiore dalla fine del 2016 per gli investimenti del portafoglio nei mercati emergenti. L’Istituto internazionale di Finanza (IIF) ha sottolineato che le “tensioni commerciali, accompagnate da una divergenza tra le prospettive dell’economia, hanno indotto un cambiamento marcato delle allocazioni a favore degli attivi americani a scapito degli altri mercati sviluppati e dei mercati emergenti.” Nella zona Euro, la normalizzazione della politica monetaria è risultata più lenta del previsto.
La BCE finirà di acquistare le obbligazioni alla fine dell’anno, ma non alzerà i tassi di riferimento fino all’estate del 2019. L’Eurotower dovrebbe tuttavia continuare a svolgere un ruolo importante sui mercati reinvestendo le obbligazioni del portafoglio che arrivano a scadenza (stima: 180 mld nel 2019, di cui 50 mld di euro in obbligazioni tedesche) e potrebbe anche privilegiare le obbligazioni a lunga scadenza per mantenere i tassi bassi.
Per ora, le obbligazioni a lungo termine sono sostenute dalle tensioni commerciali e dalla conseguente minaccia per la crescita globale. Una maggiore fiducia nelle previsioni sulla crescita e il minor rischio politico (zona Euro) sono i catalizzatori necessari per un rialzo dei tassi d’interesse. La volatilità dovrebbe rimanere elevata in questo contesto, ma ci aspettiamo un aumento dei rendimenti obbligazionari nel secondo semestre di quest’anno.