ECONOMIA

Nomina di Conte: i sei nodi da sciogliere per l’Italia

Giuseppe Conte è stato nominato Primo Ministro dal Presidente Sergio Mattarella ciò rappresenta il primo passo verso la riduzione dell’incertezza in Italia. Il tasso del Btp decennale questa mattina è diminuito e lo spread con la Germania si sta assottigliando. Ma questo è solo il primo passo.

Il prossimo passo sarà la formazione di un governo che rifletta il bilanciamento delle forze tra Movimento 5 Stelle e Lega. Ma questa è un’altra questione. Rimango tuttavia, alcune osservazioni da fare:
1. Conte è il minimo comune denominatore tra i due partiti della coalizione. Non avrà molto spazio di manovra.
2. Salvini, il leader della Lega, vuole il Ministero degli Interni per attuare una politica forte nei confronti degli immigrati. Di Maio vuole il Ministero del Lavoro. Questa distribuzione dei ruoli fa parte degli accordi e solo Mattarella potrebbe rifiutare questa spartizione.
3. Un punto fondamentale sarà la nomina del Ministro delle Finanze. Qui si dovrebbe evitare la nomina di Paolo Savona, membro della Lega e stenuo oppositore dell’Euro e delle istituzioni europee.
4. Sarà, inoltre, necessario monitorare da vicino la dimensione politica del programma implementato. Questo potrebbe essere una fonte di dissenso con gli altri paesi europei. Penso in particolare alla questione dei rifugiati, ma anche all’alleanza che la coalizione vorrebbe instaurare con la Russia e l’opposizione alle sanzioni adottate. Questi elementi non sorprendono provenendo da un partito populista, ma generano un rischio all’interno dell’Unione Europea al di là del rischio economico.
5. Una volta che il Governo sarà stato convalidato dal Presidente Mattarella, il prossimo passo sarà la dichiarazione di politica generale che determinerà la scena definendo il quadro all’interno del quale questa coalizione di Governo agirà. Non immaginiamo un programma in grado di suscitare consensi a livello europeo.
6. La specificità della situazione italiana giustifica l’ampliamento dello spread tra Italia e Germania ma non quello rispetto a Spagna o Portogallo. La crisi è italiana e riflette le inconsistenze del passato equilibrio politico. L’immobilità del passato è drammatica.

                                                  di Philippe Waechter, Chief Economist di Ostrum AM