ECONOMIA

Lo spread italiano riflette l’allentamento della posizione fiscale

Secondo il “Weekly Market Review” a cura del team Research, Strategy and Analysis di Amundi, dopo una certa stabilizzazione nel mese di luglio e anche per via della minore liquidità, nelle prime due settimane di agosto, lo spread dei BTP decennali italiani nei confronti dei bund tedeschi è salito di nuovo, raggiungendo quasi i picchi di maggio, prima di ripiegare leggermente negli ultimi giorni del mese.

L’annuncio di Moody’s di rimandare qualsiasi decisione sul rating fino alla fine di ottobre, quando saranno diffusi nuovi elementi relativi al bilancio fiscale, ha ridato negli ultimi giorni un po’ di fiato allo spread dei BTP. Tuttavia, viste le incertezze sul contenuto della legge di bilancio, la volatilità sul debito italiano probabilmente continuerà anche nelle prossime settimane nonostante gli spread attuali sembrino già scontare una maggior probabilità di allentamento della posizione fiscale.
I dati di mercato pubblicati recentemente evidenziano che gli investitori stranieri hanno ridotto la loro esposizione a maggio e a giugno, mentre le banche italiane hanno rafforzato le loro posizioni sui BTP. L’offerta di nuove obbligazioni da ora fino alla fine del 2018 probabilmente sarà sensibilmente più bassa rispetto al primo semestre, e ciò contribuirà a ridurre le pressioni tecniche sui BTP.
La crisi turca è ben lungi dall’essere risolta
Venerdì 17 agosto, Moody’s ha declassato il rating sovrano della Turchia portandolo da B2 a Ba3 -, mentre S&P Global Ratings l’ha portato da BB a B+. Queste decisioni sono state prese alla fine di un’estate molto calda per la Turchia. Dall’ultima riunione del comitato di politica monetaria che si è tenuta il 24 luglio, quando la CBRT ha deluso i mercati mantenendo invariati i tassi di interesse (a fronte di un rialzo atteso di 100 pb), la lira turca ha perso circa il 20% nei confronti del dollaro USA, vittima di un pesante attacco giustificato dalla sua grande vulnerabilità esterna, dal policy mix sbagliato (con una banca centrale che viene ritenuta dietro la curva dei tassi), dalla politica obbligatoria sono molto bassi (coprono meno di quattro mesi di importazioni).
I conti fiscali stanno rapidamente peggiorando, con il saldo primario che è diventato negativo a giugno e a luglio nonostante fosse stato previsto al di sopra dello zero nel 2018. Inoltre, le autorità turche hanno lasciato passare la data prevista per il rilascio del pastore Brunson, attirando le ire di Washington. Nel complesso, l’intero universo delle valute emergenti ha sofferto insieme alla lira turca, ma non in maniera indiscriminata; i Paesi più vulnerabili come l’Argentina e il Sudafrica sono stati quelli più puniti dal mercato.
In futuro ci attendiamo per la Turchia un rallentamento dell’economia o addirittura una recessione per motivi politici, con una contrazione del PIL nel secondo semestre del 2018. Le politiche economiche si stanno inasprendo, a partire da quella monetaria, a cui farà seguito anche quella fiscale.
L’inflazione su base annua dovrebbe superare il 20%. fiscale eccessivamente accomodante, dall’escalation delle tensioni con l’amministrazione americana riguardo al rilascio del pastore Brunson da parte delle autorità turche, nonché dall’implementazione di alcuni dazi da parte degli Stati Uniti. La vulnerabilità esterna della Turchia non si è mai ripresa dall’episodio del Taper Tantrum – il deficit attuale delle partite correnti supera il 6% del PIL, il debito esterno supera il 50% del PIL e i coefficienti di riserva