ECONOMIA

Guerra commerciale come la crisi del 2008

Il 2018 rimarrà un anno cruciale, caratterizzato dall’aumento delle misure tariffarie e dall’intensificazione delle dispute commerciali tra Stati Uniti e paesi come Cina, Messico e Canada in particolare.

Potrebbe anche essere l’anno che segna l’inizio di una vera e propria guerra commerciale.

Tuttavia non siamo ancora a quel punto se prendiamo in considerazioni due aspetti: al momento è una contrapposizione degli Stati Uniti con il resto del mondo e l’aumento delle tariffe non ha ancora raggiunto i livelli delle precedenti guerre commerciali.

Tuttavia, data la crescente importanza attribuita nei decenni agli effetti indiretti degli aumenti tariffari (impatti sull’avversione al rischio, percezione del rischio di una recessione commerciale globale ma anche della crescita globale, gli effetti sulla ricchezza legati al potenziale impatto sui mercati finanziari, minore fiducia e quindi minori consumi e investimenti …), ci sono già segnali che destano preoccupazione, accentuati dall’impressione che D. Trump non si fermerà qui.

Con un aumento del 10% di tutte le tariffe mondiali, la crescita globale si ridurrebbe dell’1%, la crescita degli Stati Uniti del 2% e il commercio globale del 2,5%.  Le perdite potrebbero ammontare a 3 o 4 punti del PIL (negli Stati Uniti, in Cina e in Europa) se la situazione attuale dovesse evolvere in una guerra commerciale “classica” (segnata da un forte aumento di tutte le tariffe, con livelli simili a quelli raggiunti durante precedenti guerre commerciali), con un impatto significativo sui mercati finanziari e sulla fiducia degli investitori.

Le conseguenze sarebbero simili a quelle della Grande Recessione del 2008-2009 e potrebbero essere persino peggiori per le economie più aperte. Qualcuno potrebbe addirittura temere la scomparsa della World Trade Organization (WTO), ovvero l’Organizzazione mondiale del commercio, come potenziale danno collaterale di un’intensa guerra commerciale.

Alcune persone pensano che il mondo del libero commercio potrebbe essere in fase di cambiamento, considerando la nuova ondata di protezionismo come fattore dirompente. Ciò non è del tutto sorprendente.

Trump continuerà con la strategia attuale o farà come G. Bush nel 2002 che si è ritirato di fronte alle rappresaglie dell’Europa e alle sanzioni annunciate dalla WTO? Lo scopriremo nel breve periodo…

a cura di Amundi