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Europa, l’incertezza genera opportunità

È probabile che gli eventi politici domestici saranno il maggior fattore di impatto sui mercati obbligazionari europei nel 2019, secondo noi.

Il grado di incertezza è considerevole, con la politica tedesca ed italiana ed il programmato culmine delle trattative sulla Brexit potenziali fattori di rischio. Qualunque volatilità di mercato derivante da questi o altri problemi politici potrebbe fornire opportunità interessanti per gli investitori attivi.

Tuttavia, il contesto per l’economia dell’eurozona nei prossimi 12 mesi appare alquanto stabile, con il tasso di crescita della regione destinato a rimanere relativamente sano.

Sebbene l’allentamento quantitativo (quantitative easing) della Banca Centrale Europea (BCE) debba terminare all’inizio del 2019, riteniamo che le autorità monetarie rimarranno saldamente propendenti verso una posizione accomodante, cercando di assicurare che l’inflazione continui e lentamente salga verso il target della BCE.

Una Cancelliera Merkel più Debole, la Brexit e l’Italia Potrebbero Accrescere la Volatilità di Mercato

Sembra che l’unica previsione sicura per la politica dell’Europa nel 2019 sia che l’incertezza continuerà e potrebbe persino intensificarsi. L’autorità in declino della Cancelliera tedesca Angela Merkel crea il potenziale per maggiore instabilità. Per così lungo tempo la Merkel è stata la leader indiscussa del suo paese e la figura più potente nell’Unione Europea (UE), ma essendosi ritirata da capo del partito Unione Cristiano Democratica (CDU), non vi è più garanzia che ella porterà a termine il suo mandato di cancelliere, che prosegue fino al 2021.

La coalizione al governo della Germania pare sempre più fragile, in quanto tutti i partiti al suo interno hanno avuto un risultato ripetutamente negativo alle elezioni. L’abbandono della Merkel come capo del partito CDU si aggiunge ai dubbi se il governo possa sopravvivere nella sua forma attuale.

Le preoccupazioni della Cancelliera Merkel comportano anche che l’UE debba affrontare acque agitate con il suo principale mediatore politico diminuito di importanza. Il Regno Unito lascerà l’UE alla fine di marzo, e, sebbene sia stato raggiunto un accordo tra le due parti sui termini dell’uscita del Regno Unito, il Primo Ministro britannico Theresa May si trova di fronte ad un compito difficile nell’acquisire sostegno domestico per un accordo.

La possibilità di un caotico scenario “no deal” (nessun accordo) o di nuove elezioni per il Regno Unito persiste, ma noi pensiamo che l’esito più verosimile sia uno scenario che mantiene il Regno Unito alquanto strettamente legato all’UE.

Appena l’attuale governo italiano populista è stato formato a giugno 2018, un rapporto difficile con l’UE è sembrato probabile, e così si è dimostrato essere finora. Le proposte per aumentare la spesa pubblica dell’Italia ben oltre i livelli consentiti dalle norme fiscali dell’UE hanno alimentato preoccupazioni tra gli investitori circa la sostenibilità delle finanze pubbliche del paese, spingendo i rendimenti delle obbligazioni governative italiane a massimi pluriennali.

Con la coalizione populista che mantiene la sua posizione ribelle, un’ulteriore impennata nei rendimenti non può essere esclusa. E, se fossero indette nuove elezioni, il risultato potrebbe essere maggiore sostegno tra gli elettori del paese per le politiche euroscettiche.

Il potenziale che la volatilità di mercato incida sull’Italia e oltre rimane elevata, ma noi crediamo ancora che sia probabile un compromesso che consenta un’espansione limitata della spesa pubblica del paese, evitando un’escalation della crisi.

Un accordo potrebbe anche servire da incoraggiamento per altri paesi dell’eurozona ad allentare moderatamente la loro posizione fiscale. Qualunque misurato allentamento dell’austerity potrebbe aiutare i governi europei entranti ad esaminare il calo nel sostegno ai partiti tradizionali e contribuire a riacquisire gli elettori, che si sono sempre più rivolti verso programmi populisti.

Contesto Economico e Monetario Ampiamente Stabile man mano che il Mandato di Draghi Giunge al Termine

In confronto con la politica, le prospettive economiche europee per il 2019 non sembrano offrire lo stesso potenziale di sorprese, almeno non in termini di quello che può essere ragionevolmente anticipato. La continua forza della domanda domestica nell’eurozona dovrebbe più che compensare un recente indebolimento del sentiment tra gli esportatori dovuto alle preoccupazioni commerciali globali.

Una combinazione di crescita sopra al trend ma non eccezionalmente forte insieme ad un’inflazione debole ma in lenta crescita è probabile continui. Di conseguenza, la BCE probabilmente si tratterrà dall’innalzare i tassi di interesse nonostante cessi i suoi acquisti obbligazionari all’inizio del 2019. Ma, poiché Mario Draghi cesserà la carica di presidente della BCE a ottobre 2019, molta attenzione sarà rivolta alla nomina del suo successore – come anche di quelli che ricoprono altre posizioni senior nella banca centrale – e alle potenziali implicazioni per il tono futuro della politica BCE.

Anche fattori esterni potrebbero influenzare gli investitori man mano che valutano le allocazioni ai mercati obbligazionari europei nel 2019. Il persistente aumento nei tassi di interesse USA durante il 2018 ha reso il costo di coprire gli asset denominati in dollari USA molto più costoso per gli investitori europei, abbassando l’attrattiva di obbligazioni USA di più alto rendimento, e aumentando l’attrattività di investire più vicino a casa.

Più in generale, per la prima volta dalla crisi finanziaria globale, l’effetto cumulativo delle operazioni delle più importanti banche centrali è probabile ritiri la liquidità dai mercati finanziari, dopo molti anni in cui gli investitori potevano fare affidamento sulla politica delle banche centrali di fornire liquidità in eccesso. L’impatto di questo potenziale punto di svolta nella politica monetaria globale è forse l’incognita più significativa per gli investitori nel 2019.

di David Zahn, Head of European Fixed Income, Portfolio Manager Franklin Templeton Fixed Income Group