ECONOMIA

Dazi, come affrontare la tempesta e uscirne vincitori

I piani del presidente Trump di imporre dazi su quasi 60 miliardi di dollari di importazioni dalla Cina hanno subito innervosito i mercati azionari. Nessuno può sapere infatti come si evolverà la situazione: sul fronte Usa potrebbe essere una tattica temporanea per tentare di ottenere maggiori concessioni da parte della Cina.

E Pechino, da parte sua, potrebbe piegarsi alla pressione e mostrarsi più accomodante verso le richieste Usa. Se le cose sfuggissero al controllo, con una forte spinta da parte degli Stati Uniti e una reazione cinese altrettanto forte, l’impatto sarebbe però di ampio raggio. Nuove barriere potrebbero di fatto alterare le tradizionali relazioni commerciali.
Pechino potrebbe rivedere le proprie alleanze e avvicinarsi a partner come il Sud-est Asiatico, l’America Latina e l’Unione Europea. In particolare, per trovare una nuova fonte di approvvigionamento per quei prodotti che al momento importa massivamente dagli Stati Uniti, come aerei e componenti, carne di maiale e fagioli di soia.
La modifica nelle relazioni commerciali potrebbe inoltre ridisegnare la catena produttiva che è alla base dell’industria tecnologica globale, e che è vitale per la manifattura Usa. Ad esempio, pensiamo ad Apple e alla produzione di iPhone in Cina: molti componenti sono prodotti nel territorio cinese da società sud coreane o taiwanesi che potrebbero spostare le loro attività in qualche altro Paese. L’incertezza abbonda, ma tre punti potrebbero effettivamente aiutare gli investitori ad affrontare un possibile scenario bellico.
1. Identificare prodotti, industrie e società più vulnerabili
Società con una catena produttiva ampia e complessa in Cina, specialmente quelle attive nel settore dell’elettronica e delle telecomunicazioni, potrebbero essere colpite in maniera imprevedibile. Bisogna capire quindi quali di queste aziende saranno in grado di adattarsi gradualmente al nuovo contesto e quali invece dovranno affrontare disagi significativi alla loro operatività.
Anche i prodotti cinesi che competono direttamente con quelli con una base produttiva statunitense potrebbero essere vulnerabili, come attrezzature sportive e arredamento. In aggiunta, le aziende di abbigliamento Usa potrebbero accelerare uno spostamento delle loro basi produttive dalla Cina verso paesi come Vietnam e Indonesia.
I prodotti con una valenza politica potrebbero finire, poi, nel mirino. L’Unione europea ha già minacciato di colpire gli Stati Uniti con dazi su articoli statunitensi come i jeans Levi’s o il bourbon nel caso in cui Trump imponesse tariffe sulle importazioni di acciaio dall’Europa.
2. Trovare le società che potrebbero trarre vantaggio dalla situazione
L’aeronautica è un componente importante della relazione commerciale tra Stati Uniti e Cina. Se quest’ultima decidesse di boicottare Boeing, a brindare sarebbe di sicuro Airbus, mentre la mancanza di approvvigionamenti di fagioli di soia da Illinois o Iowa, potrebbe far sorridere i produttori del Brasile. Risvolti positivi potrebbero nascere anche per le società europee, in particolare nei settori dei beni strumentali e dei macchinari di precisione.
La Cina potrebbe poi negare le proprie licenze alle aziende americane. Questo ridurrebbe la competizione per compagnie europee o asiatiche in un ampio range di settori e industrie.
3. Cercare aree in cui un paese potrebbe prevalere su un altro
La Cina è tra i leader mondiali nell’offerta di metalli speciali o di terre rare che sono usati come materia prima in una varietà di prodotti che spazia dalle batterie agli strumenti di elettronica di precisione. Tra questi figurano il disprosio, il neodimio e il molibdeno. Se Pechino decidesse di negare tali metalli, i loro prezzi salirebbero, andando ad impattare positivamente le società produttrici, ma negativamente quelle che li utilizzano.

                                di Stuart Rae, CIO Asia-Pacific Value Equities, e John Lin, gestore China Equities di AllianceBernstein